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Darwin in Texas


Recensione di “L’evoluzione di Calpurnia” di Jacqueline Kelly

Jacqueline Kelly - L'evoluzione di Calpurnia - recensione

Jacqueline Kelly, L’evoluzione di Calpurnia, Salani

Texas, contea di Fentress, 1899. Calpurnia Virginia Tate ha undici anni. La sua è una famiglia benestante e numerosa. Oltre ai genitori, infatti, e al personale di servizio, ci sono un nonno e ben

sei fratelli. Calpurnia è una bambina vivace, intelligente, piena di interessi. Adora la libertà che il luogo in cui abita le concede. Assapora le emozioni che la natura dona con generosità: l’incontro fortuito con qualche animale (“Passò una cerva con la coda bianca senza fare il minimo rumore. Allungando la mano avrei quasi potuto toccarla. Come faceva una creatura così grande a muoversi in modo tanto silenzioso tra gli sterpi crepitanti? Girò il lungo collo puntando lo sguardo proprio sopra di me […]. I profondi occhi castani erano enormi, lo sguardo dolce e struggente. Le grandi orecchie scattavano in tutte le direzioni, indipendenti l’una dall’altra. Un raggio di sole ne colpì il padiglione irrorato di sangue, facendole diventare di un rosa brillante. Pensai che fosse la creatura più splendida che avessi mai visto”), la frescura delle limpide acque del fiume che scorre poco lontano, la dolce indolenza dei cani e dei gatti di casa (in realtà una fattoria), il frenetico brulicare di vita che riempie ogni angolo di questa terra sconfinata e sconosciuta. La felicità, per Calpurnia, è qualcosa di semplice; è la realtà concreta dei suoi giorni fatta di affetti sinceri, entusiasmi genuini, inesauribili curiosità. Ma soprattutto è l’innocente noncuranza nei confronti della propria condizione di giovane donna e delle aspettative nutrite da convenzioni sociali, tradizioni, consolidate eredità educative. Di lei, della sua inconsapevole ribellione alle regole di un tempo cui in buona misura non appartiene più (pur amandolo con tutta se stessa) racconta con una prosa di grande raffinatezza, colma di ironia, preziosa nella semplicità mai disadorna dello stile, ricca di sfumature nel disegno dei personaggi e irresistibilmente affascinante nella costruzione della vicenda narrata, Jacqueline Kelly nel romanzo L’evoluzione di Calpurnia (in Italia edito da Salani nella traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana). Nei panni della sua indimenticabile protagonista, l’autrice offre al lettore il quieto splendore di una storia che è un dichiarato omaggio alla scoperta, primo motore della conoscenza e ancor più della realizzazione di sé (intesa come comprensione e pieno accoglimento di ciò che si è); immersa in una realtà che domanda soltanto di essere esplorata, sperimentata, svelata, Calpurnia trova la propria vocazione nel momento in cui, come ogni eroe degno di questo nome, affronta una prova di coraggio e decide di sottoporre al nonno (che tutti in famiglia considerano inavvicinabile e ben volentieri lasciano solo nel suo improvvisato laboratorio costruito accanto alla dimora di famiglia, alle prese con chissà quali assurdi e spaventosi esperimenti) un dubbio sulle cavallette, che avevano attirato la sua attenzione: “[…] quell’estate avevamo due tipi molto diversi di cavallette. C’erano quelle solite, veloci e piccoline, color verde smeraldo tempestate di macchie nere. E poi quelle giallo acceso, enormi, grandi il doppio e torpide, così ceree e grasse che quando atterravano facevano piegare i fili d’erba. Non le avevo mai viste prima. Sondai tutti in casa (eccetto Nonno) per scoprire da dove venivano quegli strani esemplari gialli, ma non seppero dirmelo. E non importava nulla a nessuno. Come ultima risorsa, misi insieme tutto il mio coraggio e mi recai al laboratorio di mio nonno. Sollevai la falda di tela di sacco che fungeva da porta e mi fermai tremante sulla soglia. Alzò gli occhi sorpreso dal bancone […]. Gli spiegai balbettando il mistero delle cavallette, mentre lui mi fissava come se facesse fatica a collocarmi”.   

Insofferente al minuetto delle buone maniere formali e del comportamento ineccepibile tanto caro alla società del tempo, per nulla a suo agio con le “materie squisitamente femminili” insegnate a scuola (ricamo su tutte), Calpurnia Virginia Tate è attratta dagli splendidi misteri naturali da cui è circondata; sa, o meglio sospetta, che molte risposte alle sue domande potrebbero trovarsi tra le pagine di un libro scritto dal signor Charles Darwin. Di questo libro, intitolato L’origine delle specie, e delle tesi che contiene, ha sentito discutere il nonno, e il suo desiderio più grande sarebbe leggerlo, ma come fare a procurarselo? E più ancora, come far capire alla sua famiglia che ciò che desidera non è diventare una provetta cuoca, o una perfetta donna di casa, o una moglie devota e fedele (e naturalmente una madre amorevole), ma una naturalista, una studiosa, una scienziata? Come in un trascinante racconto d’avventura, il cammino di questa ragazzina verso il proprio destino è segnato da progressive tappe di maturazione, da un percorso di crescita che è prima di ogni altra cosa edificazione interiore. Ed è proprio il primo approccio con il temutissimo nonno (che di fatto, dopo poche pagine introduttive dedicate alla fatica dell’estate a Fentress, apre il romanzo) il passo d’avvio della sua vita. Giorno dopo giorno, infatti, Calpurnia non solo scopre in quel vecchio una persona di buon cuore, sollecita presente (perfettamente al corrente di quel che accade in famiglia malgrado gli impegni in laboratorio), ma lo scienziato che lei vorrebbe diventare, e dunque la guida ideale cui affidarsi per leggere il gran libro del mondo aperto dinanzi ai suoi occhi.      

A fianco del nonno, Calpurnia impara a guardare con occhi nuovi non solo tutto quel che ancora non conosce ma soprattutto ciò che crede di sapere. Sollecitata dalle sue indicazioni, dalle sue spiegazioni, dal suo esempio, dai suoi racconti (incredibile a dirsi, ma fu un pipistrello nato da poco a fare di quell’uomo un appassionato studioso della natura, e, cosa ancora più straordinaria, il nonno, spinto solo dal suo desiderio di sapere, riuscì a entrare in corrispondenza nientemeno che con il signor Darwin in persona! Lui! Proprio l’autore dell’opera che Calpurnia desidererebbe così tanto poter leggere e che sarà il nonno a donarle, realizzando in tal modo il primo dei suoi desideri) la giovane Calpurnia cresce in consapevolezza e determinazione, e in qualche misura rinasce, sboccia, come a sbocciare è stato il bruco che lei ha catturato e studiato in attesa di vederlo mutato nella fragile perfezione della farfalla, o il nuovo secolo, che si annuncia, nel freddo intenso della stagione invernale, con una nevicata eccezionale.

Libro di commovente dolcezza e sensibilità acutissima, L’evoluzione di Calpurnia è un piccolo, scintillante, gioiello letterario. Forte di una scrittura di rara eleganza, risplende d’universalità, in grado come è, per una specie di miracolosa grazia naturale, di parlare a qualsiasi genere di lettore. Ai più giovani, che non possono non specchiarsi fieri in Calpurnia, ai più anziani, che al nonno di lei guardano con una punta di rimpianto, aperta ammirazione e chissà, magari anche con un briciolo di invidia, e infine al pubblico tutto, mondo complesso, incoerente ed enigmatico che costantemente ci chiama alla pratica indispensabile della sua (e dunque nostra) decifrazione.

Eccovi l’incipit. Buona lettura.

Nel 1899 avevamo imparato a vincere l’oscurità, ma non il calore del Texas.

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