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Appropriato a un’epoca totalitaria



recensione - james hadley chase - niente orchidee per miss blandish“[…] È dunque interessante rportare alcune osservazioni di George Orwell tratte dal saggio Raffles and Miss Blandish (1944).


Il futuro autore di La fattoria degli anmali, dopo averne elogiato la qualità letteraria, analizza i valori espressi dal libro. ‘I punti salienti sono le crudeltà commesse dagli uomini verso altri uomini’, scrive e continua sottolineando l’atteggiamento ambiguo nei confronti del crimine. ‘Il romanzo lascia intendere che essere un criminale è riprovevole solo nel senso che non paga. Fare il poliziotto paga di più, ma non c’è una differenza etica dal momento che la polizia usa essenzialmente metodi criminali‘. Secondo Orwell, infatti, il tema principale di Niente orchidee, come di tutta la produzione di Chase pubblicata fino a quel momento, è la lotta per il potere e il trionfo del più forte sul più debole. ‘I grandi gangster spazzano via i piccoli senza pietà, come un luccio che divora i pesciolini; la polizia elimina i criminali con la stessa spietatezza con cui il pescatore uccide il luccio. Se alla fine si parteggia per la polizia è solo perché è meglio organizzata e più potente, perché, di fatto, la legge è un racket più grande del crimine. La ragione è sempre del più forte: vae victis‘. Ma il grande scrittore si spinge ancora oltre, definendo il primo romanzo di Chase un libro fascista – ‘anche se non ha la minima connessione con la politica e quasi nessuna con i problemi sociali ed economici’ – nel senso che è un’opera di fantasia appropriata a un’epoca totalitaria. ‘Nel suo mondo immaginario di gangster, Chase presenta un versione distillata della scena politica moderna, nella quale cose come i bombardamenti di civili, l’uso di ostaggi, la tortura per ottenere confessioni, le prigioni segrete, le esecuzioni senza processo, le manganellate, la sistematica falsificazione di documenti e statistiche, il tradimento, la corruzione e il collaborazionismo sono normali e moralmente neutrali, perfino ammirevoli quando vengono fatte in grande e con sfrontatezza. L’uomo medio non è direttamente interessato alla politica e quando legge vuole che i problemi attuali del mondo vengano tradotti in una storia semplce che parla di individui… La gente venera il potere nella forma in cui è in grado d comprenderlo”.

Leggere il travolgente hard boiled Niente orchidee per Miss Blandish di James Hadley Chase (Mondadori, traduzione di Bruno Just Lazzari), pseudonimo – uno di molti -di René Brabazon Raymond, attraverso la lente fornita da George Orwell significa aprirsi al trauma di una stratificazione di senso non insospettabile ma molto ben celata (come i numerosi cadaveri che costellano il romanzo, fatti sparire dalla circolazione con intelligenza e astuzia impeccabili e lucidissima lungimiranza) nell’intreccio della vicenda, che non lascia un attimo di respiro, e ancor più nella costruzione, allo stesso tempo semplice ed elaborata, della costruzione de personaggi, ciascuno a proprio modo indimenticabile, ciascuno a proprio modo in grado di farsi icona, modello, archetipo. Significa risvegliarsi in qualche modo dall’ipnotica malia che si sprigiona dalla figura di una madre-matrigna, di una madre-strega (Mamma Grisson, capo indiscusso di una brutale banda criminale e stratega di rara abilità, capace di vedere nel rapimento della figlia di un miliardario compiuto da un terzetto di delinquenti senza arte né parte, l’occasione per il definitivo salto di qualità della propria organizzazione) e da quella uguale e contraria che emana dal figlio della donna, lo psicopatico sadico omicida Slim – i cui tratti più terrificanti, almeno a giudizio di chi scrive, si ritrovano nella perfetta malvagità, in quall’assoluta incarnazione del male che è l’Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy – e ancora significa vedere riflessa la spietatezza del mondo, e in esso l’assenza totale di grazia e speranza, l’inaridirsi inarrestabile di ogni possibile pietà, nel balenare quasi d’ombra del padre della ragazza rapita, la cui convinzione (a tre mesi di distanza dal tragico evento) che la figlia sia morta non porta con sé alcun genere di disperazione ma solo un’ansia di vendetta (non dissimile da quella spinta al successo, all’affermazione personale, che lo ha condotto alla ricchezza) da realizzare, naturalmente, a suon di denaro. Perché non esiste causa, poco importa se giusta in sé oppure no, che non abbia un prezzo, né qualcuno che non si possa comprare.

Tutto questo, lungi dal togliere qualcosa alla godibilità del romanzo, perfetto nella concatenazione degli accadimenti, nei serrati scambi dialogici, nell’accendersi dei colpi di scena che indirizzano la vicenda verso una conclusione che ha l’inevitabilità del fato (che è decreto degli dei) della tragedia greca, ne svela complessità e profondità: la letteratura, come in ogni buon mystery che si rispetti, si può trovare nei luoghi più insospettabili. Che spesso sono davanti ai nostri occhi.

Eccovi l’incpit. Buona lettura.

Cominciò un pomeriggio di luglio.

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