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Un’onta per la nostra coscienza nazionale

recensione- louise erdrich - la casa tonda“Questo libro è ambientato nel 1988, ma il garbuglio di leggi che ostacolano l’esercizio dell’azione

penale nei casi di stupro in molte riserve esiste ancora. ‘Labirinto di ingiustizie’, un rapporto di Amnesty International del 2009, forniva i seguenti dati: una donna indiana su tre sarà violentata nel corso della sua vita (e questa cifra è sicuramente più alta perché spesso le donne indiane non denunciano gli stupri); l’86 per cento degli stupri e delle violenze sessuali su donne indiane sono perpetrati da non indiani: pochi di essi vengono perseguiti a termini di legge. Nel 2010 Byron Dorgan, allora senatore del North Dakota, presentò il disegno di legge Tribal Law and Order Act. Firmando il disegno per trasformarlo in legge il presidente Barack Obama definì la situazione ‘un’onta per la nostra coscienza nazionale’”. Questo, nelle parole dell’autrice Louise Erdrich, lo spunto alla base del romanzo La casa tonda (Feltrinelli, traduzione di Vincenzo Mantovani), vincitore nel 2012 del prestigioso National Book Award. L’intreccio che la scrittrice americana costruisce è quello di un giallo classico ricco di tensione ma al suo interno ciò che emerge è la difficile situazione delle riserve indiane, dove ogni cosa sembra vivere un’esistenza falsa, di pura facciata, dove il rispetto della legge, la dignità della vita umana, il senso stesso dell’appartenere a un luogo, viverci, costruire qualcosa, dalla famiglia a un percorso professionale, hanno la consistenza (e soprattutto la realtà) di uno sfondo teatrale, qualcosa che si accetta come vero per il tempo necessario alla messa in scena del dramma (perché in questo caso di un dramma si tratta) e poi si abbandona all’abbraccio del buio e della polvere. Agli occhi del protagonista del romanzo, il tredicenne Joe Coutts, figlio del giudice della corte tribale della riserva e soprattutto della donna che viene sequestrata, brutalmente picchiata e violentata (e che riesce a sfuggire a un destino ancor più terribile solo per un soffio) e che da quel momento in avanti si ritira in se stessa rifiutando ogni contatto umano, la vita nella riserva pare svelarsi nella sua oscena nudità a partire proprio dal momento in cui egli realizza quel che è capitato. Perché ciò che è successo, pur cementando la comunità, mette tutti, i più giovani come gli adulti, di fronte a un dato di fatto ineliminabile: sarà molto difficile, probabilmente impossibile, fare giustizia, trovare il colpevole e punirlo come merita, perché la persona aggredita è un’indiana e perché la riserva, per quanto sia territorio indiano, non lo è davvero, non lo è fino in fondo. L’indagine, infatti, non viene seguita solo dal padre di Joe, ci sono gli agenti bianchi, la polizia, e sono loro ad avere il comando.

Così tocca a Joe e ai suoi amici (l’inseparabile Cappy in testa) provare a far luce sull’accaduto, sforzarsi di fare ciò che accordi fondati su tutto tranne che sul rispetto di chi un tempo dominava ovunque e oggi non è che minoranza (non importa quanto dignitosa) e intricate questioni legate alla giurisdizione e a quel che permette, e odiosi cavilli legali impediscono agli uomini; e in questo loro agire al tempo stesso sconsiderato e coraggioso questi ragazzi cominceranno a vedere il loro piccolo mondo per ciò che è davvero; un’ostinata, organizzata e per molti versi potente resistenza alla sopraffazione, all’arbitrio del più forte, alla stupidità cieca di chi crede che le tradizioni, e la fedeltà ad esse, non siano che superstizioni: “Mio padre, così rigidamente razionale da aver prima rifiutato il sacramento e poi di andare a messa, credeva negli spiriti. Anzi, aveva sugli spiriti informazioni che non mi aveva mai comunicato. Se a dire queste cose, e cioè che gli spiriti andavano in giro sotto forma di persone in carne e ossa, fosse stato zio Whitey, avrei capito che si stava burlando di me. Ma mio padre aveva modi assai diversi di canzonarmi, e sapevo che in questo caso non mi stava affatto canzonando”.

Come Il guardiano notturno e LaRose, La casa tonda è un romanzo bellissimo e avvincente, sostenuto da una scrittura forte, sicura, ricchissima di sfumature, dolce e precisa nel disegno dei caratteri, perfetta nella descrizione d’ambiente, sincera, autentica nella denuncia (che è umana, umanissima ribellione) delle storture, delle iniquità che violentano le terre delle riserve come ogni altra terra. Cambiando volto probabilmente, ma senza mutare nella sostanza

Eccovi l’incipit. Buona lettura.

La casa dei miei genitori era stata aggredita alle fondamenta da una massa di alberelli.

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