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Saggi letterari

Recensioni di saggi letterari a cura de “Il Consigliere Letterario”.

“Se avessimo una fantastica…”

Recensione di “Grammatica della fantasia” di Gianni Rodari

Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi

Scrive Novalis: “Se avessimo anche una fantastica, come una logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”. Prende le mosse da qui, da questa intuizione – splendida perché feconda – la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, un libro unico, che verrebbe voglia di definire magico se solo si riuscisse a credere ai libri magici (ma non è forse leggendo gioielli come questo che può compiersi il miracolo?
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Morale e filosofia morale

Recensione di “La morale popolare greca all’epoca di Platone e Aristotele” di Kenneth James Dover

Kenneth J. Dover, La morale popolare greca all’epoca di Platone e Aristotele, Paideia

“In uno degli ultimi capitoli dell’Introduzione alle Lezioni di storia della filosofia, incentrato sulla «Distinzione della filosofia dalle altre discipline affini», Hegel distingue tra «filosofia» e «filosofia popolare» e indica come tipicamente pertinenti a quest’ultima gli scritti di Cicerone […]. Quando poi cerca di render chiara la differenza tra filosofia propriamente detta e filosofia popolare, indica un carattere tipico della riflessione etica ciceroniana, e cioè l’assiduo ricorso all’autorità del consensum gentium […]. Leggi tutto »Morale e filosofia morale

Un avversario peggiore degli idoli

Recensione di “Il sacro amplesso” di Mario Brelich

Mario Brelich, Il sacro amplesso, Adelphi

Mario Brelich, Il sacro amplesso, Adelphi

“E Tare, essendo vissuto settant’anni, generò Abramo, Nahor e Haran. E queste sono le generazioni di Tare: Tare generò Abramo, Nahor e Haran; e Haran generò Lot. Or Haran morì in presenza di Tare suo padre, nel suo natio paese, in Ur de’ Caldei. Ed Abramo e Nahor si presero delle mogli; il nome della moglie di Abramo era Sarai; e il nome della moglie di Nahor, Milca, la quale era figliuola di Haran, padre di Milca e d’Isca. Or Sarai era sterile, e non aveva figliuoli […]. Leggi tutto »Un avversario peggiore degli idoli

Delle cose letterarie di Sicilia

Recensione di “La corda pazza” di Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia, La corda pazza, Adelphi

Leonardo Sciascia, La corda pazza, Adelphi

“Sulla cultura siciliana hanno corso due opposte tesi: una di Giovanni Gentile, largamente accreditata, che partendo dal pregiudizio di una Sicilia ‘sequestrata’, cioè tagliata fuori dal movimento della cultura europea, ovviamente deduceva una ‘forma di cultura indigena, e tutta schiettamente siciliana, che dopo l’unificazione era fiorita in Sicilia, ma che s’era venuta spogliando del suo carattere regionale sulla fine del secolo’; l’altra opposta, e insorta in opposizione al Gentile da parte di eruditi e giornalisti locali […], di una Sicilia aperta e comunicante, di una cultura vivacemente italiana ed europea […].Leggi tutto »Delle cose letterarie di Sicilia

Né scrittore né filosofo. Ritratto di un artista

Recensione di “Il Rovescio e il diritto” di Albert Camus

 
Albert Camus, Il rovescio e il diritto, Bompiani

Albert Camus, Il rovescio e il diritto, Bompiani

Schierarsi dalla parte della vita. Con voluttà d’amante, con partigiana convinzione, con devoto fervore. Scegliere il corpo, la carne, l’esistere fisico essenziale e primitivo, e prendere da lì le mosse, da quel che siamo nel momento in cui veniamo al mondo per giungere al cuore, e alla mente, e allo spirito. E infine tornare al cuore, al sangue, ai sensi.


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E se fosse l’errore la nostra unica certezza?

Recensione di “La trappola del comandante” di Augusto Carena e Antonio Mastrogiorgio

 

recensione - Augusto Carena e Antonio Mastrogiorgio, La trappola del comandante, Rizzoli

Augusto Carena e Antonio Mastrogiorgio, La trappola del comandante, Rizzoli

Che il pensiero umano, l’attività razionale per eccellenza, possa incorrere (e più spesso di quanto si creda) in fraintendimenti, abbagli, o peggio restare intrappolato in errori anche piuttosto gravi, può apparire paradossale – o semplicemente eccessivo – ma non del tutto inverosimile. Sembra invece impossibile accettare il fatto che questi “infortuni” in massima parte passino inosservati, cioè che al nostro cervello accada di inciampare senza che in noi scattino campanelli d’allarme, reazioni di qualche tipo, strategie per rimediare al danno fatto. Davvero non ci accorgiamo di sbagliare?


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