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Giallo

Recensioni di libri di genere giallo a cura de “Il Consigliere Letterario”.

Un giallista a fumetti

Recensione “Nuvole nere” di Carlo Lucarelli e Mauro Smocovich

Carlo Lucarelli, Mauro Smocovich, Nuvole Nere

Come già capitato in altre occasioni, lascio questo spazio all’amico Antonio Marangi, esperto di fumetti e anima poliedrica della rivista digitale Sbam! Comics (potete scaricarla gratuitamente, e permettetemi di consigliarvi caldamente di farlo; la trovate qui), che questa volta ci racconta di un’iniziativa davvero originale, con un protagonista notissimo a tutti gli amanti del giallo di casa nostra: Carlo Lucarelli.

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Padre Brown, acuto psicologo del delitto

Recensione de “Il candore di Padre Brown” di Gilbert Keith Chesterton

recensione - Gilbert Keith Chesterton, Il candore di Padre Brown
Gilbert Keith Chesterton, Il candore di Padre Brown

Autore tanto raffinato quanto colto, amante appassionato del paradosso e della sorpresa ben congegnata, romanziere eccelso (in questo blog ho già trattato due suoi splendidi lavori, L’uomo che fu Giovedì qui e Il Napoleone di Notting Hill qui), polemista arguto, aforista geniale, e ancora commediografo, saggista, giornalista, esteta della letteratura e, non ultimo, finissimo conoscitore dell’animo umano, Gilbert Keith Chesterton è in qualche modo uno scrittore universale.


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Un intreccio giallo, un tormentoso rovello filosofico

Recensione di “Il sospetto” di Friedrich Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt, Il sospetto, Feltrinelli
Friedrich Dürrenmatt, Il sospetto, Feltrinelli

La verità, nei romanzi gialli di Friedrich Dürrenmatt, non è mai un traguardo, né l’espressione di un ordine razionale del mondo. Non è il filo d’Arianna dipanato in un labirinto bensì il labirinto stesso, l’intrico di vie oscure dentro il quale l’indagine si perde.


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Milano, metropoli in decomposizione

Recensione di “Traditori di tutti” di Giorgio Scerbanenco

recensione - Giorgio Scerbanenco, Traditori di tutti, Garzanti
Giorgio Scerbanenco, Traditori di tutti, Garzanti

Chiave d’accesso a una vicenda tanto intricata quanto sordida, il duplice omicidio con cui si apre Traditori di tutti di Giorgio Scerbanenco (pubblicato nel 1966 e insignito, due anni più tardi, del prestigioso Grand Prix de Littérature policière) è la rappresentazione – la più terribile e insieme la più vera – del disfacimento morale di una società.


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Un puzzle faticoso e senza fine

Recensione di “La trilogia di Adamsberg” di Fred Vargas

Fred Vargas, La trilogia Adamsberg, Einaudi
Fred Vargas, La trilogia Adamsberg, Einaudi

Pochi sarebbero disposti a credere che Jean-Baptiste Adamsberg sia un poliziotto, anzi, addirittura un commissario. Pochissimi, quasi nessuno a dire il vero, specie tra i suoi colleghi. Difficile dar loro torto, perché quest’uomo indecifrabile, distratto, pedante nel parlare, affascinato da tutto ciò che è curioso, insolito, capace, quasi si trattasse di una sorta di mago, o più probabilmente di un astuto fenomeno da baraccone, di indovinare la crudeltà che suppura dalle persone (da quel che dicono, dai loro gesti, persino dalle loro espressioni), refrattario a qualsiasi genere di metodo razionale di indagine, trascurato fin quasi alla trasandatezza nel vestire e incapace di giustificare le sue intuizioni, è quanto di più lontano esista da un investigatore.


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La giustizia degli uomini non è mai innocente

Recensione di “giustizia” di Friedrich Dürrenmatt

Friedrch Durrenmatt, Giustizia, Adelphi
Friedrch Dürrenmatt, Giustizia, Adelphi

Un giallo filosofico, un thriller psicologico, una partita a scacchi, un perverso gioco di specchi, una riflessione grottesca e amara sulla giustizia, sul suo senso e sulla sua applicazione. A partire dal titolo – Giustizia, che al lettore suona come una pretesa insistita, ostinata, non tanto che si faccia giustizia, ma che si dia giustizia, che possa esserci, cioè, un argine al disordine, alla morte, all’abisso etico dell’uomo – questo splendido (e labirintico) romanzo di Friedrich Dürrenmatt, non la più famosa delle sue opere ma di certo una delle più felici, è un sfida: al raziocinio, alla morale, all’organizzazione sociale di cui ciascuno di noi fa parte e nella quale, pur tra luci e ombre, si riconosce, e alle sue regole.


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Uno scherzo geniale velato di mistero

Recensione di “Il mistero di Edwin Drood” di Charles Dickens

Charles Dickens, Il mistero di Edwin Drood, Bompiani
Charles Dickens, Il mistero di Edwin Drood, Bompiani

Che Charles Dickens, uno dei più grandi autori della storia delle letteratura, abbia lasciato incompiuto un romanzo giallo (il suo ultimo lavoro, Il mistero di Edwin Drood, interrotto a metà, il 9 giugno 1870, dalla morte) regalando così ai lettori un enigma privo di soluzione, potrebbe sembrare, più che una sfortunata (e perfida) coincidenza, uno scherzo ben architettato, l’ultima beffa di un narratore geniale; il divertito inganno di chi ben conosce la magia unica del racconto, la capacità di affascinare delle storie, e per questa ragione decide non solo di scriverne una che non abbia fine, ma di dar vita a un intreccio inquietante e carico di sorprese inaspettate, di colpi di scena, qualcosa, insomma, che spinga il pubblico a interrogarsi senza sosta, a misurarsi con la vicenda, a sfidare i fatti e il loro caotico svolgersi, in una parola, a scoprire la verità.


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Morire. In una terra in cui la maledizione peggiore è vivere

Recensione di “Sei racconti polizieschi” di William Faulkner

William Faulkner, Sei racconti polizieschi, Einaudi
William Faulkner, Sei racconti polizieschi, Einaudi

È una terra dura il Sud degli Stati Uniti. È chiusa, scontrosa, custodisce gelosamente i suoi segreti e trabocca d’orgoglio per le proprie tradizioni, per i riti immutabili che scandiscono la vita degli abitanti. Non guarda oltre se stessa non perché non ne sia capace, ma perché non le importa di farlo; perché i suoi confini, in fondo, sono i confini del mondo.


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Gli omicidi, l’eunuco e la storia

Recensione di “L’albero dei Giannizzeri” di Jason Goodwin

recensione - Jason Goodwin, L'albero dei Giannizzeri, Einaudi
Jason Goodwin, L’albero dei Giannizzeri, Einaudi

Istanbul, 1836. Sono trascorsi esattamente dieci anni dallo scioglimento del corpo dei Giannizzeri, fanteria e guardia personale del Sultano e dei suoi beni, la cui rivolta contro Mahmut II, soffocata nel sangue, ha avuto come conseguenza, oltre allo sterminio dei soldati, la cancellazione del loro intero apparato militare e la sua sostituzione con un’altra unità: la Nuova Guardia. Quasi fosse un inquietante memento di questo tragico anniversario, o un messaggio di vendetta recapitato nel cuore stesso del Palazzo del potere, un orribile delitto scuote fin nelle fondamenta l’impero ottomano: una giovane circassa dell’harem, scelta dal Sultano per trascorrere con lui la notte, viene trovata strangolata.


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Una casa, dieci persone, una vittima. E un colpevole

Recensione di “Omicidio a Road Hill House” di Kate Summerscale

Kate Summerscale, Omicidio a Road Hill House, Einaudi

Definire per negazione, o meglio per approssimazione, stilando cioè un elenco di quel che una determinata cosa non è e poi spuntandolo metodicamente voce per voce senza tuttavia esaurirlo, può essere un buon modo per approcciarsi a Omicidio a Road Hill House della scrittrice e giornalista inglese Kate Summerscale, insignito nel 2008 del prestigioso Samuel Johnson Prize.


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