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Tra fumetto e romanzo

Recensione di “Non è stato un pic nic!” di Stefano Babini

Stefano Babini, Non è stato un pic nic!, Dada

Stefano Babini, Non è stato un pic nic!, Dada

È certamente un fumetto. Ma è anche un romanzo. È sicuramente autobiografico. Ma c’è pure parecchia fantasia. Ed è strapieno di citazioni. Scritte e disegnate. Un divertimento nel divertimento è andarle a cercare e identificarle tutte. Insomma, come possiamo classificare questo lavoro di Stefano Babini, grandissima matita del panorama della Nona Arte italiana, proposto a fine 2014 da Dada in seconda edizione (la prima era un bel cartonato del 2009, a tiratura limitata)?


Semplice: è un fumanzo, come da simpatica definizione del suo stesso autore. Un fumanzo che –  con pagine a fumetti alternate a testi in narrativa – racconta un periodo della vita dello stesso Babini, un periodo durante il quale egli pensò bene di innamorarsi perdutamente di una insegnante di grafica pubblicitaria incontrata nella scuola dove teneva corsi di fumetto. Così «nonostante avessi stragiurato a me stesso di non ricaderci più, mi ritrovai nuovamente impigliato ad una sottana», racconta. Così impigliato da perdere la trebisonda, da rinunciare a una importante commessa ricevuta da un grosso editore francese, da lasciarsi scappare altre love-stories…

Sulla base di questa trama si innesta un’ampia serie di riferimenti a fatti, persone e personaggi, come in uno zibaldone leopardiano: la sensazione, infatti, è proprio quella di leggere un diario ricchissimo e disordinato, scritto in momenti e in modalità diverse. E non c’è da stupirsene, visto che in effetti è proprio così che è nato il libro, almeno stando a quanto ha raccontato in più occasioni lo stesso Babini… Ecco perché pagina dopo pagina si possono trovare indiani meravigliosamente prattiani (è risaputo che Babini è stato tra i migliori allievi del maestro veneziano), ma anche il povero pirata Pantani, protagonista di un progetto a fumetti mai portato a termine; e ancora Marlon Brando, che nei panni del Padrino parla al protagonista in siciliano. E non è finita, perché compaiono anche Serpico, Kit Carson (quello stile Albertarelli) e l’indimenticabile tenente Colombo. E per non scontentare nessuno, ecco che all’appello si aggiungono Diabolik e Blueberry. Insieme a tantissimi altri ancora. Alla fine, ovviamente, c’è anche lui, il grande Hugo Pratt in persona, cui il protagonista si rivolge per chiedere consiglio su come concludere il suo libro… Come dire, non si sa mai cosa aspettarsi via via che si procede in questa gustosissima esplorazione.

La lettura è briosa e divertente. Il disegno… beh, è quello di Babini, uno che ha alle spalle la scuola di Pratt e poi Diabolik, il Grifo, le gallerie d’arte, Vanity Fair, il Romics d’Oro 2014… Di lui, l’editore Egisto Quinti Seriacopi ha detto che è l’unico che riesce a rifare Pratt senza farlo uguale.

E di questo libro,Vincenzo Mollica ha scritto, nella prefazione, che si tratta di «un’opera riuscita di buona letteratura disegnata», di un volume «pronto per diventare un film o addirittura un nuovo fumetto visto che le parti scritte aspettano solo di essere disegnate».

Se ancora non vi basta…

(Antonio Marangi)

3 commenti su “Tra fumetto e romanzo”

    1. Grazie Nino, ma questa volta il merito è tutto del mio amico Antonio Marangi, una vera autorità in campo fumettistico. Se non la conosci, ti invito a dare un’occhiata alla sua rivista digitale Sbam! Comics, scaricabile gratuitamente. C’è anche il gruppo su Facebook.

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