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“Sono Nando… detto Ferdi”

Recensione di “Prosciutto e uova verdi” di Dr. Seuss

Dr. Seuss, Prosciutto e uova verdi, Giunti

Quando possiamo dire, di un cibo, che ci fa impazzire, o al contrario che ci induce a fuggire a gambe levate non appena qualcuno decide di portarlo in tavola? Dopo averlo assaggiato, naturalmente. Dopo aver messo alla prova noi stessi e ciò che è stato preparato e aver compreso, grazie alle sensazioni di piacere o di disgusto da cui siamo stati attraversati, cosa ci piace e cosa, all’opposto, detestiamo. Ma è davvero sempre così? Siamo davvero certi di dare una possibilità a qualsiasi piatto (e con ciò a noi che lo proviamo)?
Non è forse vero che in parecchi casi – guarda caso tutti relativi a quel che diciamo di non amare – a rispondere in vece nostra è qualcosa di molto simile a un pregiudizio? Un non mi piace di natura quasi metafisica? Un non lo voglio (o più semplicemente un netto no) che non poggia su esperienza alcuna?
Se ci fermiamo a pensare non possiamo che ammettere che le cose stiano così. Quel che ci rifiutiamo di mangiare, spesso è qualcosa che non abbiamo mai nemmeno sfiorato. Ma questo, potrebbe obiettare qualcuno, è ciò che fanno abitualmente i bambini, i più piccoli; è tipica della loro età l’ostinazione critica verso certe preparazioni; la verdura in modo particolare, ma può capitare che i capricci tocchino anche alla frutta, alla pasta, al riso, alla carne… Poi, per fortuna, si cresce, e queste resistenze, una dopo l’altra, cadono. Se anche ne rimane qualcuna, che male può esserci? D’accordo, rifiutarsi di mangiare per nessun’altra ragione che non sia la convinzione (indifendibile, ma cosa importa?) che quel che viene offerto non piace a propri è un modo di fare tipico dei fanciulli, ma questo non significa certo che una situazione simile, solo con protagonisti diversi, anzi opposti (un adulto che non vuole in nessun caso mangiare e un bambino che cerca in ogni modo di convincerlo a provare, comportandosi proprio nella stessa identica maniera in cui si comportano genitori alle prese con figli riottosi, e cioè cercando di superare le resistenze proponendo il cibo nei modi più originali e fantasiosi) non possa darsi. In fondo, non abbiamo riconosciuto che qualche resistenza l’abbiamo portata con noi attraverso gli anni? Così, sono proprio un adulto tenacemente “bambinesco” nella sua decisione di non mangiare a nessun costo e un vivacissimo bambino di nome “Nando… detto Ferdi”, che d’improvviso compare con un vassoio colmo di una improbabile delizia, i protagonisti dello splendido, divertentissimo, irrefrenabile Prosciutto e uova verdi di Dr. Seuss, deliziosa filastrocca in rima baciata (degna di nota l’ottima traduzione di Anna Sarfatti per Giunti Junior) che mette in burla il rituale dell’offerta-respinta che sempre si ripete dinanzi a un piatto preventivamente giudicato “cattivo”.

In poche pagine, organizzate in un crescendo di situazioni tanto paradossali e folli quanto esilaranti, e che riportano alla mente le invenzioni cui sono costretti i “grandi” per far sì che i “piccoli” accettino di assaggiare anche un solo un piccolo pezzo del cibo in tavola (la posata che diviene un aeroplano, un treno, che si muta in animale…), Dr. Seuss mette in scena un incruento duello “a parti rovesciate” nel quale a scontrarsi sono due volontà: prosciutto e uova verdi, è vero, a guardarlo non fa certo una bella impressione, ma il cibo non deve essere piacevole agli occhi (o non solo), non è così? Se quel prosciutto, che sembra essere andato a male, e quelle uova, che paiono in condizioni anche peggiori, fossero bellissimi ma al primo assaggio si rivelassero di plastica, non sarebbe peggio? E allora perché non armarsi di coraggio? Perché non assaggiarli? Anche perché Nando, detto Ferdi, non risparmia sforzi per far sì che quell’adulto brontolone cambi atteggiamento: “Ma una prova la puoi fare/ti potresti anche sbagliare…”. Finché, al termine di una serie di proposte quasi infinita, strappata la promessa di essere finalmente lasciato in pace una volta messo in bocca un frammento di quel piatto che di certo si rivelerà terribile, la “povera vittima” di “detto Ferdi” non capitola, trovando, nel prosciutto e nelle uova verdi, la sua salvezza: la cosa più squisita mai provata! Ed ecco che due avversari, divisi da un piatto di cose “orribilmente verdi”, proprio grazie a quel piatto, assaggiato con diffidenza e un istante dopo divorato diventano i migliori amici: “Vado matto per prosciutto e uova verdi/Grazie, grazie, detto Ferdi!”.

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