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Il prezzo del ritrovamento

Recensione di “Moonlight Mile” di Dennis Lehane

 
Dennis Lehane, Moonlight Mile, Piemme

Dennis Lehane, Moonlight Mile, Piemme

Amanda McCready ha solo quattro anni quando il detective privato Patrick Kenzie la ritrova. È stata rapita, ma lui l’ha riportata a casa. Da sua madre. Ma forse non ha fatto la cosa giusta, perché chi ha preso la piccola Amanda aveva buone, anzi ottime ragioni per farlo, o comunque era convinto di averle.

Forse Kenzie si è assunto una responsabilità che nessuno gli ha chiesto di assumersi decidendo di restituire la piccola alla donna che l’aveva partorita, perché si tratta di un’alcolizzata senza futuro, senza prospettive. O forse è vero il contrario. Forse è necessario seguire le regole, rispettare la legge. Sempre, anche quando sembra ingiusta, crudele, intollerabile. Perché se non lo si fa, cosa resta? Comunque sia, Amanda è tornata a casa, in uno squallido, lurido appartamento di Dorchester, il quartiere più degradato di Boston. E tutto quel che ha riguardato la sua giovane vita sussurra nel ricordo, e nel rimorso, di chi ha cercato, con ogni mezzo e a qualunque costo, di proteggere quella bambina. Questa, in estrema sintesi, la trama de La casa buia di Dennis Lehane, thriller inquietante e magnifico (di cui ho scritto qualche settimana fa), che proprio nella figura di Amanda, e più ancora in ciò che rappresenta, ha il proprio fondamento etico e narrativo. Il suo personaggio (inevitabilmente inesistente in tutta l’opera) prende corpo nel momento in cui, chiuso il libro, il lettore si interroga sul suo destino, sul suo futuro, su ciò che le potrà accadere; per questo Lehane, con ammirevole coerenza, ci restituisce Amanda, e la sua vita, costruendole attorno, dodici anni dopo i fatti raccontati ne La casa buia, un nuovo romanzo, Moonlight Mile. Come già nel primo libro, il respiro della storia, il senso del suo svolgersi, è legato al tempo; all’angoscia crescente del suo scorrere, che gonfiava le pagine de La casa buia intossicando di paura e orrore i protagonisti, che si scoprono incapaci di ritrovare la piccola Amanda (magari finita nelle mani di un pedofilo, magari brutalmente seviziata, o peggio già morta), qui si sostituisce il bisogno febbrile di conoscere, di fare luce, di comprendere (chi è davvero Amanda, oggi, a diciassette anni di età? Come è cresciuta? E per quale ragione è scomparsa di nuovo?). A queste domande, che in buona misura dipendono dai dilemmi morali volutamente lasciati in sospeso nel primo romanzo (che consiglio di leggere prima di dedicarsi a questo), lo scrittore americano risponde solo in parte; come d’abitudine, egli tesse la sua tela narrativa con cristallina maestria, stempera la tensione della storia ricorrendo all’arguzia, lascia ampio spazio all’intelligente vivacità dei dialoghi e dell’“eroe suo malgrado “ Patrick Kenzie (e della sua compagna Angie Gennaro, qui moglie dell’uomo e madre di sua figlia) offre un profilo in parte nuovo, insieme più fragile e più intenso, ma del mistero legato alla nuova sparizione di Amanda, e soprattutto della sua ragione, non concede che frammenti di soluzione. Ancora una volta, alla materia squisitamente letteraria del thriller l’autore dona compiutezza, un inizio e una fine; all’interno di questo quadro, però, i personaggi mantengono una propria autonomia, vivono al di là delle pagine e così continuano a interrogarci, ad assillarci quasi.

Cresciuta con una madre inadeguata, che giovane è diventata Amanda? Patrick Kenzie è costretto a chiederselo quando dal suo passato (che è il passato di Angie, e più ancora della stessa Amanda) riemerge la zia della ragazza, che gli chiede di ritrovarla di nuovo. Quel che emerge dalle indagini è un ritratto troppo perfetto per essere vero: Amanda è una studentessa modello, una ragazza priva di vizi e persino delle debolezze e delle stupidità proprie della sua età, una giovane determinata a farsi strada nella vita, interessata soltanto a essere la migliore. Ma è davvero possibile che sia così? È davvero possibile che nulla di quel che ha passato (e che Lehane ci svela lasciando che a raccontarlo sia la stessa Amanda, nel corso di un drammatico faccia a faccia con Kenzie) abbia lasciato un segno? Interrogativi cui la storia di Amanda, le sue scelte, le sue decisioni (come dodici anni prima quelle di Kenzie) offrono solo risposte parziali. Insufficienti, certo, eppure autentiche. Ed è questa lunica cosa che conta.

Solido, avvincente, a tratti persino divertente, Moonlight Mile è un ottimo romanzo, un’ulteriore dimostrazione del grande talento di Dennis Lehane.

Eccovi l’incipit. La traduzione, Piemme Editore, è di Gianna Lonza. Buona lettura.
 
In un luminoso pomeriggio di inizio dicembre, stranamente mite per la stagione, Brandon Trescott uscì dalla spa del Chatham Bars Inn di Cape Cod e saltò su un taxi. In seguito a una serie di contravvenzioni per guida in stato di ebbrezza gli avevano ritirato la patente per i trentatré mesi successivi. Una bella seccatura. Così ora era costretto a prendere il taxi. Venticinquenne figlio di papà ricco sfondato – la madre giudice in un tribunale superiore e il padre pezzo grosso di una rete televisiva locale – Brandon non era solo il classico ricco e stronzo: ce la metteva tutta per esserlo all’ennesima potenza.

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