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In cerca di isole e di emozioni

Recensione di “Il giro del mondo in 80 isole” di Lucrezia Argentero

 
Lucrezia Argentiero, Il giro del mondo in 80 isole, Iter Edizioni

Lucrezia Argentiero, Il giro del mondo in 80 isole, Iter Edizioni

Il richiamo esplicito, nel titolo, al celebre romanzo d’avventura di Jules Verne, introduce immediatamente in quella particolare atmosfera di eccitata tensione e di sognante meraviglia che soltanto il viaggio (poco importa che sia immaginato oppure già organizzato nei minimi dettagli) è capace di creare.

A fare il resto, cioè ad amplificare quanto più possibile il fascinoso richiamo esercitato dalla semplice possibilità di partire, di lasciarsi alle spalle, almeno per un po’, i luoghi della propria quotidianità, pensano le splendide immagini e le intense descrizioni che illustrano ogni meta. Nasce così, dall’inesauribile passione della giornalista, scrittrice e filmaker Lucrezia Argentiero per il mondo e le sue meraviglie (che per nostra fortuna sono ancora molte), Il giro del mondo in 80 isole, guida, vademecum ma anche coinvolgente “taccuino di appunti” di un’infallibile “cacciatrice di emozioni”.

Realizzazione di un desiderio, di un’idea nata proprio su un’isola (in Italia, alle Tremiti), questa guida racconta le isole nello stesso modo in cui si svela un segreto, o si narra una fiaba: con partecipato incanto, con la voglia, autentica, di dare espressione alla bellezza. Ordinate per disposizione geografica dalle più prossime alle più lontane (dall’Italia), le isole disegnate da Lucrezia Argentiero ci sorprendono per unicità, per carattere; e l’autrice ce le fa conoscere in tutti i loro aspetti, soffermandosi tanto sulle peculiarità naturalistiche quanto sulla storia (senza ovviamente dimenticare le informazioni di servizio, ben rubricate in una colonna a lato della pagina); in questo modo l’isola cessa di essere una semplice meta per diventare patrimonio comune, ricchezza condivisa che siamo spinti a conoscere per comprenderne appieno il valore (e la responsabilità che abbiamo nel proteggerla, nel salvaguardarla) prima che per goderne i colori e i profumi.

“Provate a immaginare”, scrive Lucrezia Argentiero parlando di Gallinara, una piccola oasi di macchia mediterranea a dieci minuti di barca da Alassio, “ un’isola con tante schiamazzanti galline selvatiche che sgambettano di qua e di là, in mezzo al verde. Terenzio Varrone e Lucio Columella riferiscono che erano numerose e che a loro si deve il nome di questo territorio vicino al mare della Liguria: Gallinara […]. È stata approdo di marinai fenici, romani e greci, e un rifugio per San Martino di Tours. Nel Medioevo ha ospitato un monastero benedettino, di cui restano solo i ruderi. Potrete scorgere anche un torrione bianco di avvistamento, con la sua forma circolare, che fece costruire il podestà di Albenga, Galeazzo Di Negro, per contrastare le scorrerie saracene”.

E in certi luoghi il passato si confonde con il mito, con la leggenda, che l’autrice sa evocare in poche, densissime righe. È il caso delle due isole Skelling (una delle quali inaccessibile) al largo delle coste d’Irlanda, impervie fortezze naturali che impressionarono George Bernard Shaw e che Lucrezia Argentiero descrive così: “Se sarete fra i pochi fortunati a metter piede sulla Skellig Michael, dichiarata Patrimonio Unesco, vi aspettano oltre seicento scalini scolpiti nella pietra. È il prezzo da pagare per arrivare al tesoro: un incredibile monastero posto a 218 metri d’altezza. Scalino dopo scalino e con la massima attenzione – non c’è nessuna protezione a cui aggrapparsi – vi sembrerà di udire una sorta di ninna nanna. Sono le voci dei monaci, che declamavano le sommesse litanie a quel Dio che li aveva guidati su questo scoglio inospitale. Qui per sette secoli una dozzina di monaci si avvicendarono, resistendo a vichinghi e tempeste, vivendo in celle di pietra circolari (clochans) simili a un trullo pugliese, costruite a picco sulle scogliere. Vi rimasero fino al XII secolo, quando si ritirarono nel monastero agostiniano di Ballinskelligs, sulla terraferma”.

Il giro del mondo in 80 isole è una piacevolissima lettura, non solo di servizio; raccomandata come guida per la completezza di informazioni, è anche un ottimo “compagno di viaggio”, un libro da sfogliare, da consultare, ma anche da scoprire, da apprezzare pagina dopo pagina, panorama dopo panorama, proprio come i “fazzoletti di terra circondati dall’acqua” di cui parla.

Lascio ora spazio all’autrice e alla parte conclusiva della sua introduzione al libro, nella quale Lucrezia Argentiero ringrazia Isa Grassano, altra bravissima giornalista e scrittrice di viaggi che anche io conosco, stimo profondamente e della cui amicizia mi onoro. Buona lettura.

L’idea era lì, nell’ultimo cassetto, quello proprio in basso. Ma poi con tenacia e determinazione, ho prima spazzato via la polvere e poi rinfrescato tutti i ricordi delle mie esperienze di viaggio. Non è stata una passeggiata, ma come si sa, le cose belle sono quelle che sembrano le più impossibili da portare a termine. Un sogno che sarebbe stato irrealizzabile se non fossi stata “accompagnata” dalle persone giuste che ringrazio per tutti gli aiuti e i consigli che mi hanno saputo dare in questi mesi di “isolamento”. Il vero ringraziamento va a lei, alla mia amica del cuore, collega e “approdo sicuro”, Isa Grassano, che mi ha costantemente dato la giusta carica per poter mettere insieme il tutto e che nei momenti in cui le destinazioni sembravano troppe e lontanissime mi ha inondato di nuova linfa. Mi ha dato tantissimi spunti e suggerimenti e, pur perdendo talvolta la pazienza, ha supervisionato ogni pagina. Grazie, grazie Isa.

2 commenti su “In cerca di isole e di emozioni”

  1. e allora che dobbiamo fare ? leggiamo oppure partiamo zaino in spalla dito pollice alzato tanta pazienza e voglia di avvertura ? grazie della bella presentazione che mi ha fatto volare di fantasia.

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