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Mo Yan

Il piatto del potere

Recensione di “Il Paese dell’alcol” di Mo Yan

Mo Yan, Il Paese dell’alcol, Einaudi

“Cari studenti, non so se avete riflettuto sul fatto che a seguito del rapido sviluppo indotto dalle quattro modernizzazioni e del continuo aumento del tenore di vita della popolazione non si mangia più semplicemente per nutrirsi: il cibo è diventato un piacere estetico. Perciò, la cucina non è più una semplice tecnica, ma una vera e propria arte. Un capocuoco deve avere gesti più precisi e abili di un chirurgo, deve possedere un senso del colore superiore a quello di un pittore, un odorato più fino di quello di un cane poliziotto e una lingua più sensibile di quella di un serpente. Il cuoco è la sintesi di tante discipline. Contemporaneamente, il palato dei buongustai si fa sempre più raffinato, hanno gusti sofisticati, apprezzano le novità e detestano le cose vecchie, sono estremamente volubili: insomma è sempre più difficile soddisfarli. Dobbiamo quindi fare grandi sforzi per inventare cose nuove che siano all’altezza delle loro esigenze. E questo è essenziale non solo per la prosperità e la gloria della municipalità di Jiuguo, ma anche per il successo personale di ciascuno di voi. Prima di passare alla lezione di oggi voglio presentarvi una pietanza particolarmente prelibata”. La sostenuta eleganza del discorso accademico bagnata in un’ironia sottile e feroce; questi gli “espedienti letterari” indiretti per mezzo dei quali Mo Yan, uno dei massimi scrittori viventi, affronta nel suo romanzo intitolato Il Paese dell’alcol l’atroce tabù del cannibalismo, la più folle, assoluta perversione di tutto ciò che più dirsi umano, e che tra queste pagine raggiunge il suo livello più alto e tragico, perché ciò che viene servito ai potenti e alle persone più eminenti che si accomodano ai tavoli dei migliori ristoranti di Jiuguo, territorio divenuto ricco grazie alla distillazione di numerosissimi liquori, non è semplicemente carne umana, ma carne di bambino. Leggi tutto »Il piatto del potere

La chirurgica perversione

Recensione di “Il supplizio del legno di sandalo” di Mo Yan

Mo Yan, Il supplizio del legno di sandalo, Einaudi

Il chiavistello del re degli inferi, i 500 tagli, il supplizio del legno di sandalo. Tre diverse tecniche di tortura, atroci fin nel nome, promessa di indicibili sofferenze, sono nel medesimo tempo pretesto e sostanza narrativa dello splendido e terribile romanzo di Mo Yan intitolato Il supplizio del legno di sandalo. L’autore sceglie di raccontare attraverso una polifonia di voci e un rincorrersi nel tempo di vicende diverse che, come affluenti di un fiume, muovono verso la medesima acqua, rappresentata dalla più brutale e perfetta delle punizioni, quella del titolo. Siamo nella Cina d’inizio Novecento, destabilizzata dal disordine di una dinastia (i Qing) prossima al collasso, in balia dei capricci dell’imperatrice madre Cixi e degli abusi di potere dei suoi funzionari, diventata terra di conquista per le potenze occidentali e attraversata dal vento di ribellione dei Boxer. In questo scenario carico di tragedia si intrecciano le vicende di un magistrato di distretto leale e onesto, rispettoso delle leggi e leale al potere (ma anche alle prese con la propria coscienza, che si ribella a soprusi e ingiustizie), di una giovane donna di umili origini, sposata a un macellaio ingenuo al punto da sfiorare l’imbecillità, del padre di lei, attore di immenso talento e maestro dell’Opera dei Gatti, e del padre di lui, boia del Ministero delle Punizioni giunto ormai al termine della sua carriera, talmente esperto e consumato nell’arte di uccidere i nemici del popolo e dell’impero da essersi meritato la gratitudine dell’imperatrice. Leggi tutto »La chirurgica perversione

La storia, interminabile epopea dei vinti

Recensione di “Grande seno, fianchi larghi” di Mo Yan   Un remoto angolo della Cina (Gaomi, provincia dello Shandong), un villaggio e i suoi abitanti, e in questo villaggio una famiglia in particolare, gli Shangguan, composta da moglie, marito, dai genitori dell’uomo e dalle sette figlie della coppia. Intorno, a perdita d’occhio, la natura rigogliosa, quasi selvaggia, sovrumana, eterna, indifferente a tutto quel che accade eppure in qualche modo esempio e monito per gli uomini. Questo l’essenziale scenario in cui… Leggi tutto »La storia, interminabile epopea dei vinti