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Trilogia del Nord

La carta è stanca

Recensione di “Rigodon” di Louis-Ferdinand Céline

 
Louis-Ferdinand Céline, Rigodon, Einaudi
Louis-Ferdinand Céline, Rigodon, Einaudi

 

Sono pagine furenti e spossate, livide e febbrili, schiumanti di impotente indignazione e profetici deliri quelle che compongono Rigodon, romanzo che conclude la Trilogia del Nord di Louis-Ferdinand Céline e insieme ultimo lavoro del grande scrittore francese. Più di ogni altro, Céline ha legato, o per dir più esattamente sovrapposto, il proprio destino personale alla convulsa genialità della sua prosa, trasformato la sincerità in verità, reso l’odio la forma più pura di confessione e l’ossessione nient’altro che la legittima espressione del dolore.


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L’accanito vivere di un “cronista della natura umana”

Recensione di “Nord” di Louis-Ferdinand Céline

recensione Louis Ferdinand Céline, Nord
Louis Ferdinand Céline, Nord

“Non vedendo altra speranza se non in una direzione della rosa dei venti, quel Nord che dà il titolo al volume centrale della trilogia, la bussola costantemente in mano – ultima guida possibile in un simile mondo al tempo stesso ingannevole e fuori orbita – Céline zigzaga attraverso la Germania del 1944 come Bardamu attraverso le Fiandre e le Ardenne nel 1914. Dappertutto la morte lo minaccia, e sotto mille forme – pallottole e bombe, trucchi, trappole, complotti, carestia. Va di rifugio precario in rifugio precario, dorme solo a metà, acconsente a tutto per salvare la sua vita e quella di coloro di cui è responsabile.


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Spettatore dell’incendio della propria casa

Recensione di “Da un castello all’altro” di Louis-Ferdinand Céline

recensione Louis-Ferdinand Céline, Da un castello all'altro, Einaudi
Louis-Ferdinand Céline, Da un castello all’altro, Einaudi

Nel cerchio perfetto della prosa di Louis-Ferdinand Céline la realtà così come noi la conosciamo (o per dir più esattamente crediamo di conoscere) finisce per aderire pienamente all’immagine che ne dà l’autore, per riflettersi in tutto e per tutto nel suo scrivere veemente, in quel rozzo, rabbioso e commosso “poetare in mezzo al fango” che è la più limpida espressione del suo infinito talento letterario, nel suo tratteggio ruvido come un graffio sul muro e nel medesimo tempo sublime, irraggiungibile, nell’adamantino scintillio di ogni parola, di ogni singolo momento del suo torrenziale narrare.


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