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Le eccezioni svanite


Recensione di “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith

recensione - robert galbraith - il richiamo del cuculo

Robert Galbraith, Il richiamo del cuculo, Tea

Si può giungere alla verità eliminando l’impossibile e accettando la realtà di quel che

resta, per quanto improbabile possa apparire (seguendo in questo la lezione di Sherlock Holmes, il più infallibile tra i detective), oppure lo si può fare scegliendo la strada opposta, dunque revocando in dubbio, per nessun’altra ragione se non per la possibilità stessa di dubitare, ciò che sembra talmente evidente da non meritare messa in discussione alcuna. In entrambi i casi non è semplice giungere alla fine del cammino, ma se si comincia abbracciando l’ipotesi che una cosa non sia andata come tutti immaginano è come se ci si mettesse consapevolmente all’angolo, come se si cercasse appositamente il versante più ripido e accidentato della montagna da scalare. E questo è proprio ciò che fa il detective privato Cormoran Strike, un uomo a pezzi, ex soldato di grande esperienza, veterano della guerra in Afghanistan che dal fronte ha riportato, tanto nello spirito quanto nel corpo, ferite non rimarginabili (una gamba amputata e un’esistenza distrutta, prossima ormai alla definitiva deriva) e che nel lavoro di investigatore ha investito tutte risorse e le energie residue, alla disperata ricerca di un equilibrio che non sembra più essere alla sua portata. Quando alla porta dell’ufficio di Strike si presenta il fratello adottivo della celebre modella Lula Landry, precipitata dal balcone del suo elegantissimo attico (tragedia che la polizia ha immediatamente rubricato come suicidio) affermando di non poter credere alle conclusioni ufficiali dell’indagine, l’investigatore decide di accettare il caso. Per necessità, certo, perché l’uomo è pressato da scadenze che non può più rimandare, perché il lavoro scarseggia, perché ha urgente bisogno di rialzarsi dalla difficile condizione in cui si trova, ma anche perché forse qualcosa di poco chiaro in quella storia a prima vista così limpida, così lampante nella sua drammaticità, c’è. E se c’è, Cormoran Strike ha tutte le intenzioni di trovarla. Così comincia, con la fredda, terribile cronaca di una morte semplice (ma la morte, come Strike avrà modo di scoprire, di semplice non ha mai nulla), Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith, pseudonimo della celebre scrittrice J.K. Rowling, una morte che piomba inaspettata a sconvolgere la sostenuta apatia dei quartieri più esclusivi di Londra, che lacera con le sue urla i silenzi carichi di segreti di uomini potenti, che eccita la curiosità di chi, per capriccio di fortuna, mancanza di talento, scrupolo di coscienza, è condannato ad adocchiare i seducenti eccessi della ricchezza da dietro i vetri oscurati delle auto di lusso o dalla immacolata perfezione di muri di cinta e cancelli in ferro battuto: “Dietro alla folla dei paparazzi ammassati c’erano furgoni bianchi con enormi parabole satellitari sul tetto, e giornalisti che parlavano nei microfoni, alcuni in lingue straniere, mentre i tecnici del suono li ascoltavano nelle cuffie […]. Tanto per fare qualcosa, i cameraman con il berretto di lana filmavano la schiena dei fotografi, il balcone, la tenda che nascondeva il corpo, poi si spostavano per fare un’inquadratura più ampia, che includesse il caos esploso nella tranquilla strada innevata del quartiere di Mayfair, con la sua schiera di porte nere lucide, incorniciate da portici di pietra bianca e affiancata da alberelli sagomati ad arte dai giardinieri. L’ingresso del numero 18 era circondato dal nastro di delimitazione della polizia. Nell’atrio si intravedevano gli agenti, alcuni con le tute bianche della Scientifica”.

Nel percorrere il labirinto di reticenze, menzogne, false piste, parziali ammissioni e rivelazioni sempre più sconvolgenti che poco alla volta emergono, Cormoran Strike, affiancato da una segretaria improvvisata (che giunge nel suo ufficio mandata da un’agenzia per il lavoro interinale) che in breve tempo si dimostra non solo eccezionalmente efficiente ma anche dotata di ottimo intuito, si trova costretto ad affrontare un passato con il quale non è stato ancora in grado di fare del tutto i conti: figlio illegittimo di una rockstar e di una sua accanita fan, Strike ha modo di conoscere (e odiare) i lussi, e quando li ritrova incarnati negli ambienti e nelle persone che facevano parte del complesso e tormentato mondo della modella deceduta, deve lottare con se stesso per evitare che i dolorosi ricordi del suo passato offuschino il suo giudizio, impedendogli di scoprire cosa è davvero successo alla povera, bellissima, sfortunata ragazza di nome Lula Landry. E quando finalmente la verità sarà svelata, ancora una volta Strike dovrà arrendersi a un’evidenza che nessuna giustizia è in grado di sanare, non importa quanto bene funzioni: l’uomo non opera per il bene a meno che non sia suo interesse farlo. Le eccezioni, ammesso che esistano, svaniscono in fretta, come nuvole di vapore nel gelo dell’inverno.

Eccovi l’incipit. Buona lettura.

Il brusio si levava dalla strada come un ronzio di mosche.

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