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Tragedia

Recensioni di libri di genere tragedia a cura de “Il Consigliere Letterario”.

“Niente di più grande né di più terribile”

Recensione di “Macbeth” di William Shakespeare

William Shakespeare, Macbeth, BUR

“[…] ho già parlato del Macbeth. E chi potrebbe esaurir l’elogio di questo sublime lavoro? Dopo le Eumenidi di Eschilo, la poesia tragica non aveva prodotto niente di più grande né di più terribile. Le streghe […] non sono divinità infernali, né tali devono essere; sono vili agenti dell’inferno […]. Che nel secolo di Elisabetta si credesse o no agli spiriti e alla magia, è una questione totalmente separata dall’uso che fece Shakespeare nell’Amleto e nel Macbeth delle tradizioni popolari.
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Devota fuorilegge

Recensione di “Antigone” di Sofocle

Sofocle, Antigone, Garzanti

Sofocle, Antigone, Garzanti

“L’eroe sofocleo rifiuta gli appelli alla ragione e le implorazioni, le preghiere, non intende ascoltare, dovrebbe imparare e non lo fa, non sa cedere, adattarsi, non accetta vincoli di sorta […]. Comunque vadano giudicate, queste persone incarnano dei valori […], Antigone è devota in modo ossessivo alla legge morale […]. Gli atteggiamenti mentali di certe controfigure (Ismene nell’Antigone […]) sottolineano maggiormente la durezza adamantina del protagonista […]. Attraverso Ismene, Sofocle dimostra anche come sia trasmissibile l’eroismo attraverso l’esempio, come esso abbia più forza del pensiero razionale”.


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Stretto nella parola del dio

Recensione di “Edipo a Colono” di Sofocle

Sofocle, Edipo a Colono, Garzanti

Sofocle, Edipo a Colono, Garzanti

“Molti nel passato m’hanno detto lo sterminio rosso dei tuoi occhi. Quindi so chi sei, tu, figlio di Laio […]. Questi stracci, la faccia disgraziata gridano che sì, sei tu […]. Ti capisco. Mi sono fatto uomo anch’io in casa d’altri, come te. La morte in faccia, ho visto, più di chiunque, in scontri e rischi in terre strane. Perciò non volgerei le spalle a un pellegrino, come te, ora, senza tentare di risollevarlo. Sono solo un uomo. Giorno teso nel futuro non è proprietà mia: no, non più che tua”.


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L’universo puro e feroce del mito

Recensione di “Edipo re” di Sofocle

Sofocle, Edipo re, Garzanti

Sofocle, Edipo re, Garzanti

Di fronte agli inappellabili decreti del fato, la libertà dell’uomo non è che un fardello, il disperato piangere del neonato che con tutte le sue forze chiede di essere nutrito, rivendica il suo diritto a esistere, ma che può vivere solo per volontà altrui. L’oscurità e l’ignoto, materia dei suoi giorni, condannano all’impotenza, alla sterilità la sua volontà, le sue deliberazioni, ogni suo sforzo.


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La fragilità di un uomo, l’immortalità di un dio

Recensione di “Prometeo incatenato” di Eschilo

 

Eschilo, Prometeo incatenato, Garzanti

Eschilo, Prometeo incatenato, Garzanti

La conoscenza, offerta agli uomini come atto d’amore, e il sapere, la preveggenza, la capacità di svelare quel che ancora deve accadere, celata con ostinazione a Zeus, sovrano degli dei, despota potente e terribile il cui trono, appena conquistato, vacilla. Si muove lungo queste direttrici il Prometeo incatenato di Eschilo, il primo dei tre grandi tragici greci, simbolo della nobile tradizione classica e della sua eccellenza culturale, politica e sociale.


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L’inventore della verità

Recensione di “La schiuma dei giorni” di Boris Vian

recensione boris vian - la schiuma dei giorni

La schiuma dei giorni, Boris Vian

 
Non ci sono molti modi di raccontare la realtà inventandola. Si può scegliere, attraverso l’artificio della metafora, di stare accanto alle cose dando loro un’altra forma ma lasciandole invariate nella sostanza, oppure optare, ed è quanto fa il surrealismo, per una completa riscrittura del vero, per una sua ricollocazione storica e geografica (è il caso, per esempio, dell’immaginario villaggio di Macondo creato da Gabriel García Márquez per il suo capolavoro, Cent’anni di solitudine, recensione qui).


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Un indimenticabile ritratto di signora

Recensione di “Tess D’Urberville” di Thomas Hardy

Thoms Hardy, Tess dei D'Urberville

Thomas Hardy, Tess dei D’Urberville

L’umanesimo di Thomas Hardy ha la potenza distruttiva della verità. Nella sua opera non c’è spazio per la speranza, né per il sogno, né per qualsiasi altro sentimento che si limiti all’inerzia del desiderio. La sua visione del mondo è immediata, priva di sovrastrutture; non si richiama in alcun modo all’inesplicabile (sia esso il destino oppure Dio, che con imperscrutabile volontà governa il mondo), ma rimane confinata a quella che i filosofi chiamano “conoscenza sensibile”, a ciò che vediamo, tocchiamo, di cui possiamo fare concreta esperienza.


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