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Classici Greci e Latini

Recensioni di libri classici greci e latini a cura de “Il Consigliere Letterario”.

“Non tanto perché piove, ma perché piove tardi”

Recensione di “Caratteri” di Teofrasto

Teofrasto, Caratteri, Garzanti

“L’attività di Teofrasto fu volta essenzialmente al consolidamento del grandioso piano di sistemazione dello scibile, promosso da Aristotele. L’enorme catalogo delle sue opere conta ben 229 titoli, che comprendono studi di storia naturale, di politica, di etica, di psicologia, di teoria letteraria, di polemica contro le scuole rivali […]. Di esse, comunque, la gran maggioranza è costituita da pubblicazioni scientifiche, riguardanti soprattutto la botanica, la zoologia e la mineralogia.Leggi tutto »“Non tanto perché piove, ma perché piove tardi”

Un arbitro di eleganza e arguzia

Recensione di “Satyricon” di Petronio

Petronio, Satyricon, Garzanti

Curiosamente, di uno dei massimi capolavori della letteratura latina, il Satyricon, è quasi più quel che si ignora di quel che si conosce. Frammentarie, infatti, sono le informazioni relative all’autore, tal Petronio Arbitro (personaggio legato alla variopinta corte neroniana del quale racconta con discreta abbondanza di dettagli Tacito nei suoi Annali, senza peraltro indicarlo esplicitamente come autore dell’opera in questione), e altrettanto lacunoso e incerto è il testo che ci è pervenuto.


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Discorso Giusto, Discorso Ingiusto

Recensione de “Le nuvole” di Aristofane

Aristofane, Le Nuvole, Bur

Una satira accesa di rancore e di rimpianto, una comicità immediata, folgorante, che insiste sulla deformazione grottesca dei caratteri, sulla genialità delle soluzioni linguistiche, sulla sorpresa l’imprevedibilità e il paradosso; un meccanismo narrativo perfetto, il cui procedere scatena nel lettore una tempesta di emozioni contrastanti che tuttavia miracolosamente convivono tra loro: liberatori scoppi di risa, indignazione, malinconia e spensieratezza.


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Devota fuorilegge

Recensione di “Antigone” di Sofocle

Sofocle, Antigone, Garzanti

Sofocle, Antigone, Garzanti

“L’eroe sofocleo rifiuta gli appelli alla ragione e le implorazioni, le preghiere, non intende ascoltare, dovrebbe imparare e non lo fa, non sa cedere, adattarsi, non accetta vincoli di sorta […]. Comunque vadano giudicate, queste persone incarnano dei valori […], Antigone è devota in modo ossessivo alla legge morale […]. Gli atteggiamenti mentali di certe controfigure (Ismene nell’Antigone […]) sottolineano maggiormente la durezza adamantina del protagonista […]. Attraverso Ismene, Sofocle dimostra anche come sia trasmissibile l’eroismo attraverso l’esempio, come esso abbia più forza del pensiero razionale”.


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Stretto nella parola del dio

Recensione di “Edipo a Colono” di Sofocle

Sofocle, Edipo a Colono, Garzanti

Sofocle, Edipo a Colono, Garzanti

“Molti nel passato m’hanno detto lo sterminio rosso dei tuoi occhi. Quindi so chi sei, tu, figlio di Laio […]. Questi stracci, la faccia disgraziata gridano che sì, sei tu […]. Ti capisco. Mi sono fatto uomo anch’io in casa d’altri, come te. La morte in faccia, ho visto, più di chiunque, in scontri e rischi in terre strane. Perciò non volgerei le spalle a un pellegrino, come te, ora, senza tentare di risollevarlo. Sono solo un uomo. Giorno teso nel futuro non è proprietà mia: no, non più che tua”.


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L’universo puro e feroce del mito

Recensione di “Edipo re” di Sofocle

Sofocle, Edipo re, Garzanti

Sofocle, Edipo re, Garzanti

Di fronte agli inappellabili decreti del fato, la libertà dell’uomo non è che un fardello, il disperato piangere del neonato che con tutte le sue forze chiede di essere nutrito, rivendica il suo diritto a esistere, ma che può vivere solo per volontà altrui. L’oscurità e l’ignoto, materia dei suoi giorni, condannano all’impotenza, alla sterilità la sua volontà, le sue deliberazioni, ogni suo sforzo.


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Spettatori dell’ira funesta di Achille

Recensione di “Iliade di Omero” di Vincenzo Monti

recensione - Vincenzo Monti, Iliade di Omero, Mondadori

Vincenzo Monti, Iliade di Omero, Mondadori

Le virtù eroiche e guerriere, la fierezza dei combattenti dell’uno e dell’altro schieramento, la stanca saggezza di Priamo, signore della superba Troia, l’indomito coraggio di Ettore, condannato dal fato al sacrificio di sé, l’orgoglio di Achille, il più valoroso tra gli Achei, l’amore appassionato e tragico tra Paride ed Elena, la spavalderia colpevole di Agamennone, comandante dell’esercito assediante, la furia  inarrestabile di Diomede, che solo una volta giunto dinanzi ad Apollo depone la propria spada, la pazzia del nobile Aiace Telamonio, indotta da un incantesimo di Atena, e ancora Enea, difensore di Troia, il giovane Patroclo, perdutamente amato da Achille, che si reca in battaglia con indosso l’armatura dell’amico e soccombe a Ettore, l’astuto Ulisse, re di Itaca, tessitore di mortali inganni.

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La fragilità di un uomo, l’immortalità di un dio

Recensione di “Prometeo incatenato” di Eschilo

 

Eschilo, Prometeo incatenato, Garzanti

Eschilo, Prometeo incatenato, Garzanti

La conoscenza, offerta agli uomini come atto d’amore, e il sapere, la preveggenza, la capacità di svelare quel che ancora deve accadere, celata con ostinazione a Zeus, sovrano degli dei, despota potente e terribile il cui trono, appena conquistato, vacilla. Si muove lungo queste direttrici il Prometeo incatenato di Eschilo, il primo dei tre grandi tragici greci, simbolo della nobile tradizione classica e della sua eccellenza culturale, politica e sociale.


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Pagani e cristiani in lotta per la verità

Recensione di “Il discorso vero” di Celso

 

Celso, Discorso vero, Adelphi

Celso, Discorso vero, Adelphi

Gesù? Un ciarlatano, un impostore, un “mago”. E i suoi pretesi miracoli nient’altro che fole, invenzioni buone solo a circuire i semplici, a sedurre le loro menti e i loro cuori con l’inganno. E i convertiti? Persone in gran parte prive di raziocinio, inadatte alla speculazione filosofica, e come se non bastasse ultime tra gli ultimi, derelitte, appartenenti agli strati più infimi della società.


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L’uomo comune di Menandro: l’antieroe senza eroi

Recensione di “Il misantropo” di Menandro

Menandro, Il misantropo, BUR

Menandro, Il misantropo, BUR

Intatta quanto a forza comica e vivacità espressiva rispetto alla commedia antica aristofanesca, la commedia nuova di Menandro se ne differenzia in un punto fondamentale; mentre nelle opere di Aristofane è centrale la difesa della polis, della superiorità etica e politica di Atene (ai suoi tempi minacciata e già in piena decadenza, ma sostanzialmente ancora viva), in quelle di Menandro il destino della Grecia, ormai segnato, perde del tutto d’importanza.


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