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Cesare Pavese

Perché nascere è precipitare nel caos

Recensione di “Il 42° parallelo” di John Dos Passos

John Dos Passos, Il 42°parallelo, BUR

“Il 42° parallelo ha un inizio cupo. Travolgente nella tristezza che spalanca davanti al lettore. Ai cui occhi si affaccia un paesaggio miserabile: baracche di legno, strade fangose, il freddo, gli effluvi, la salute malcerta degli abitanti. È l’emigrazione – in questo caso irlandese – che paga il suo tributo. E il romanzo comincia con una storia di lotta e di disperazione: «Quell’inverno ci fu uno sciopero alle Manifatture Chadwick e papà perse il posto».


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L’incolmabile distanza

Recensione di “Uomini e topi” di John Steinbeck

John Steinbeck, Uomini e topi, Bompiani

Uomini e topi è il piccolo grande capolavoro dell’America del Novecento. Ed è, insieme a Furore, l’opera di John Steinbeck più venduta nel mondo. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1937, ancora oggi è tra i libri di testo più usati nelle scuole di tutti i Paesi di lingua inglese. In Italia piacque a Cesare Pavese che infatti lo tradusse nel 1938 per Bompiani.Leggi tutto »L’incolmabile distanza

L’archeologia del riscatto

Recensione di “Tra donne sole” di Cesare Pavese

Cesare Pavese, Tra donne sole, Einaudi

Un ritratto psicologico intriso di dolore e risentimento e nello stesso tempo un affresco sociale di impressionante durezza. E una filosofia archeologia del riscatto, l’esplorazione audace di un’anima in tumulto che si conclude con una sconfitta, con un’incondizionata resa all’assenza di senso. Un romanzo breve interamente giocato sulla vita dello spirito, sui sussulti emotivi, sui desideri, le illusioni, le rinunce, su quella trama di sogno di bisogni e fantasie che precipita come pioggia sulle delusioni e i compromessi della vita vissuta, della realtà quotidiana.

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La solita viltà

Recensione di “Prima che il gallo canti” di Cesare Pavese

Cesare Pavese, Prima che il gallo canti, Mondadori
Cesare Pavese, Prima che il gallo canti, Mondadori

L’uomo, che nitido appare al di là dello scrittore, come in un’istantanea nella quale tutti i soggetti ritratti sono a fuoco, è colui che ha vissuto le vicende narrate, colui che soffrendole le ha ispirate; lo scrittore, che a tratti riemerge a occupare lo spazio dell’uomo, a riempire per intero la scena, si incarna letterariamente nei personaggi cui dà vita e nelle loro azioni e nei loro pensieri si racconta come narratore e come persona. Leggi tutto »La solita viltà