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Ottocento

L’attualità del male

Recensione de “La ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead

Colson Whitehead, La ferrovia sotterranea, Sur

L’idea di un inferno, di un luogo oltremondano di dolore, sofferenza e umiliazione nel quale espiare in eterno peccati e malvagità commessi in vita, presuppone, prima ancora di quella (al tempo stesso vendicativa e consolatoria) di giustizia, un’altra idea; quella che vede, nella spaventosa galleria di atrocità compiute dagli esseri umani ai danni del loro prossimo, gradi differenti di orrore, variazioni, per così dire, della “qualità” dell’abominio perpetrato.

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L’intrinseca follia della coscienza romantica

Recensione di “Racconti notturni” di Ernst Theodore Amadeus Hoffmann

E.T.A. Hoffmann, Racconti notturni, Einaudi

E.T.A. Hoffmann, Racconti notturni, Einaudi

Scrittore, compositore, giurista, Ernst Theodor Wilhelm (nome cambiato nel 1812 in Amadeus in omaggio a Mozart) Hoffmann incarna nello stesso tempo una delle più limpide e affascinanti voci del romanticismo tedesco e la sua coscienza inquieta. La sua prosa, nitida, ordinata, persino rassicurante nel suo svolgersi formale, si carica, nel momento in cui la narrazione prende vita, di richiami angosciosi, suggestioni oscure, rimandi al mondo caotico delle emozioni, al labirinto inesplorato (e per molti versi inesplorabile) della psiche e alle creazioni, di sogno e d’incubo, cui dà vita.


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Una donna di nome Edith

Recensione di “L’età dell’innocenza” di Edith Wharton

 

Edith Wharton, L'eta dell'innocenza, Corbaccio

Edith Wharton, L’eta dell’innocenza, Corbaccio

Quel che colpisce maggiormente, in Edith Wharton, è la piena sincerità della scrittura. Nei suoi romanzi, infatti, l’autrice presenta se stessa e le sue convinzioni senza mascheramenti, senza paure. Prima di ogni altra cosa, le sue pagine sono coraggiose, nobili. Ne L’età dell’innocenza, una delle sue opere più famose, l’autrice narra l’amore intensissimo e “impossibile” tra Ellen Olenska e Newland Archer – ostaggi delle rigide e spesso ipocrite convenzioni dell’alta società newyorkese di fine Ottocento di cui fanno parte – e nel farlo si scaglia, colma di sdegno e rabbia, proprio contro quelle regole, e contro la soffocante organizzazione sociale che ne deriva.


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