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Recensioni

Recensioni di libri a cura de “Il Consigliere Letterario”, Paolo Vitaliano Pizzato.

Cerca l’autore, il genere o il tema di tuo interesse, sono disponibili centinaia di recensioni.

Un detective per il peggiore dei peccati

Recensione di “L’opera del tradimento” di Mario Brelich

 

Mario Brelich, L'opera del tradimento, Adelphi
Mario Brelich, L’opera del tradimento, Adelphi

La fluidità del romanzo combinata con il rigore analitico del saggio. È questa la curiosa alchimia che caratterizza i lavori di Mario Brelich, autore coltissimo e raffinato, appassionato indagatore del Vecchio e del Nuovo Testamento.


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Perduti nell’abisso del rancore

Recensione di “Quello che ti meriti” di Anne Holt

Anne Holt, Quello che ti meriti, Einaudi
Anne Holt, Quello che ti meriti, Einaudi

Quello che ti meriti è, con ogni probabilità, il miglior romanzo giallo di Anne Holt. Di certo è la più riuscita delle avventure che hanno per protagonista la coppia formata di Johanne Vik e Yngvar Stubo, detective in forza alla polizia lui, criminologa dal traumatico passato lei.


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A Belfast, nella commedia come nel dramma

Recensione di “Eureka Street” di Robert McLiam Wilson


recensione Robert McLiam Wilson, Eureka Street, Fazi Editore
Robert McLiam Wilson, Eureka Street, Fazi Editore

Una città attraversata dall’odio fratricida come da un’interminabile cicatrice; i segni della violenza e della lotta ovunque; sui monchi muri di mattoni sventrati dalle bombe, lungo sfinite facciate di case e palazzi coperte da un’assurda orgia di sigle, nella grigia rassegnazione dei vecchi come dei giovani, generazioni sacrificate, in un allucinante girotondo di morte, sull’altare di un ideale che, come il più crudele degli idoli, invoca il sacrificio umano.


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Sulle tracce di Solomon

Recensione di “Solomon Gursky è stato qui” di Mordecai Richler

Mordecai Richler, Solomon Gursky è stato qui, Adelphi
Mordecai Richler, Solomon Gursky è stato qui, Adelphi

Pur padroneggiando con consumata maestria la tecnica narrativa, Mordecai Richler sembra non stancarsi mai di mettere alla prova il proprio talento, di sfidarlo. Con spregiudicata naturalezza d’acrobata, la sua prosa corre sul filo sottilissimo che separa forma e contenuto; da entrambi gli elementi distilla l’essenza (quasi fosse un chimico, o per dir meglio un alchimista, nelle cui formule scienza, magia e sogno hanno la medesima importanza) e dà loro unità e compiuta espressione nella forma del romanzo.


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La sincerità (per nulla banale) del male

Recensione di “Le memorie di Barry Lyndon” di William Makepeace Thackeray

William M. Thackeray, Le memorie di Barry Lyndon, Fazi
William M. Thackeray, Le memorie di Barry Lyndon, Fazi

Tra le canaglie letterarie, il giovane e spregiudicato protagonista de Le memorie di Barry Lyndon, capolavoro di William Makepeace Thackeray, merita senza dubbio un posto d’onore. Non tanto per la perfidia, la sfrenata ambizione, l’inclinazione verso qualsiasi tipo di piacere dei sensi (donne, gozzoviglie, gioco d’azzardo), quanto per l’esibita – e a più riprese rivendicata – integrità delle sue azioni, o meglio, degli scopi che le alimentano.


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Appuntamento ad Alexanderplatz

Recensione di “Berlin Alexanderplatz” di Alfred Döblin

Alfred Doblin, Berlin Alexanderplatz, Rizzoli
Alfred Döblin, Berlin Alexanderplatz, Rizzoli

Quella di Franz Biberkopf è un’esistenza ai margini. Una vita sordida, di miseria materiale e morale, che prima brucia sulla pelle come una ferita e poi, proprio quando sembra guarire e rimarginarsi, si fa memoria prendendo l’odiosa forma di cicatrice. La cicatrice che Biberkopf si porta addosso è il suo destino, la sua condanna; egli è un uomo perduto, qualsiasi cosa cerchi di fare per evitarlo.


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La giustizia del Mandarino

Recensione di “La polvere nera di Maestro hu” di Tran-Nhut

Tran-Nhut, La polvere nera di maestro Hu, Ponte alle Grazie
Tran-Nhut, La polvere nera di maestro Hu, Ponte alle Grazie

Uno scenario esotico, lontano e sconosciuto presentato con elegante semplicità e con un’immediatezza talmente felice da sfiorare la familiarità; un intreccio robusto, pieno di sorprese e vicoli ciechi, che non patisce mai cali di tensione; e infine un terzetto di caratteri davvero indovinati, costruiti con grande intelligenza letteraria (e un pizzico di furbizia).


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A precipizio verso la fine

Recensione di “Non è un paese per vecchi” di Cormac McCarthy

 

Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi, Einaudi
Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi, Einaudi

 

Cormac McCarthy è uno degli autori più importanti dell’intera storia della letteratura. Come la terra di cui racconta – quella selvaggia, primitiva, arida e ostinata che si stende fra Texas e Messico in vallate che paiono infinite e allo sguardo offre l’abbacinante nudità del deserto e l’ergersi orgoglioso e solitario di contrafforti e picchi rocciosi – la sua scrittura vive nella circolarità perfetta e infinita del tempo che scandisce l’alternarsi delle stagioni. È il battito del cuore della natura, la sua armonia, la sua bellezza; è il miracolo dell’indicibile che si muta in parola.

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Una farsa lunga una settimana

Recensione di “L’uomo che fu giovedì” di Gilbert K. Chesterton

G.K. Chesterton, L'uomo che fu giovedì, Bompiani
G.K. Chesterton, L’uomo che fu giovedì, Bompiani

Non è la semplice originalità il tratto caratterizzante la scrittura di Chesterton. Né bastano a spiegare la malia unica esercitata dalle sue opere il gusto per l’iperbole, l’ironia raffinata e spiazzante, l’amore incondizionato per tutto ciò che è grottesco, per quegli aspetti del reale che confinano con l’assurdo. Chesterton adora sovvertire ogni ordine costituito, a partire dai rigidi schemi che definiscono i generi letterari. Così, abilissimo a sparigliare le carte, a confondere il lettore con continui, improvvisi cambi di direzione, questo meraviglioso autore spoglia romanzi e saggi della loro immediata (e prevedibile) riconoscibilità per restituirli al pubblico in una veste nuovissima e infinitamente più ricca.


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