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Giallo

Recensioni di libri di genere giallo a cura de “Il Consigliere Letterario”.

Il ritratto della morte

Recensione di “Il ritratto Bellini” di Jason Goodwin

Jason Goodwin, Il ritratto Bellini
Jason Goodwin, Il ritratto Bellini, Einaudi

A Venezia, città di mercanti, “dove tutto è in vendita”, e a Istanbul, cuore di un impero ottomano scosso dalla scomparsa del sultano Mahmut II e affidato alle inesperti mani di suo figlio, il giovane Abdülmecid. In una Serenissima splendida e orgogliosa e tuttavia vinta, umiliata dall’ottusa severità austriaca, e nella dorata culla di storia un tempo nota al mondo con il nome di Costantinopoli, memoria delle grandezze e delle abiezioni degli uomini.


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Il mistero buffo di una trappola

Recensione di “Trappola per topi” di Agatha Christie

Agatha Christie, Trappola per topi, Mondadori
Agatha Christie, Trappola per topi, Mondadori

“La logica non lo spiega. Non spiega perché, con tutti i capolavori che vanta il teatro, proprio Trappola per topi si replichi a grande richiesta da ormai trent’anni e sia diventata qualcosa tra l’istituzione nazionale e l’attrattiva turistica, sul genere di Buckingham Palace. Nemmeno l’autrice aveva le idee molto chiare, in merito. «È il tipo di commedia alla quale si può portare chiunque» aveva cercato di teorizzare con un giornalista.


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Io sono lui

Recensione di “Sotto la città” di Arnaldur Indridason

Arnaldur Indridason, Sotto la città, Guanda
Arnaldur Indridason, Sotto la città, Guanda

Un uomo, ucciso nella sua casa a Reykjavik, e un biglietto scritto a mano trovato addosso al cadavere. Un biglietto dal significato misterioso. Chi è la vittima? E che cosa significa il messaggio? Cosa ha voluto dire l’assassino lasciandolo in bella vista? E a chi ha voluto dirlo? Ai poliziotti? A qualche amico del morto?


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La razionalità inefficace

Recensione di “L’impiccato di Saint-Pholien” di Georges Simenon

Georges Simenon, L'impiccato di Saint-Pholien, Adelphi
Georges Simenon, L’impiccato di Saint-Pholien, Adelphi

Un’intuizione, o forse solo una curiosità. Poi lo stupore, l’incredulità attonita, prima manifestazione del senso di colpa, infine la caparbietà rabbiosa, la volontà di fare luce, di comprendere, di scoprire, di giudicare e punire. E un attimo prima che cali il sipario, la verità, tanto agognata e insieme altrettanto tenacemente nascosta; i fatti nudi e inerti, compiuti, immodificabili, che non assolvono e non condannano, ma che non si possono dimenticare.


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Lo scacco al re dell’ultima parola

Recensione di “Il grande sonno” di Raymond Chandler

Raymond Chandler, Il grande sonno, Feltrinelli
Raymond Chandler, Il grande sonno, Feltrinelli

“Non credo che il mio amico Philip Marlowe sia molto preoccupato di accertare se possieda o non una mente matura. Debbo riconoscere un’uguale mancanza di preoccupazioni per quanto mi riguarda. Se essere in rivolta contro una società corrotta vuol dire essere immaturo, allora Philip Marlowe è estremamente immaturo. Se vedere lo sporco dove c’è costituisce un’inadeguatezza di adattamento sociale, allora Philip Marlowe soffre di un’inadeguatezza di adattamento sociale. Naturalmente, Marlowe è un fallito, e lo sa. È un fallito perché non ha denaro.


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Jules Maigret, la gemma più preziosa di Georges Simenon

Recensione di “Pietr il Lettone” di Georges Simenon

Georges Simenon, Pietr il Lettone, Adelphi
Georges Simenon, Pietr il Lettone, Adelphi

Il linguaggio secco, puntuale, dettagliatamente burocratico della procedura, il tecnicismo delle comunicazioni cifrate, gli elementi procedurali di un’indagine squadernati con la massima chiarezza, senza la minima preoccupazione di carattere stilistico, in omaggio a un realismo che non ha né vuole avere alcunché di letterario ma che è d’importanza fondamentale nella costruzione di un’atmosfera, di un ambiente, e nella creazione dei personaggi che in quell’atmosfera e in quell’ambiente vivono, agiscono e muoiono.


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Il Napoleone del crimine

Recensione di “La valle della paura” di Arthur Conan Doyle

Arthur Conan Doyle, La valle della paura, Bur
Arthur Conan Doyle, La valle della paura, Bur

“Nel definire Moriarty un criminale, lei si copre del reato di calunnia agli occhi della legge, e in questo consiste appunto la grandiosità e la meraviglia della cosa. Il più grande imbroglione di tutti i tempi, l’organizzatore di ogni ribalderia, il cervello che controlla il mondo sotterraneo, un cervello che potrebbe foggiare o distruggere il destino di intiere nazioni, questo è l’uomo!


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Lo sconfinato narrare che affratella Pynchon e Wilde

Recensione di “Vizio di forma” di Thomas Pynchon

Thomas Pynchon, Vizio di forma, Einaudi
Thomas Pynchon, Vizio di forma, Einaudi

Imprevedibile alchimista del romanzo, sperimentatore geniale, archeologo letterario, scomodo ritrattista di storie dimenticate dalla storia stessa, Thomas Pynchon si concede la (calcolata) debolezza artistica e personale dello struggimento, di una sincera, nostalgica dichiarazione d’amore, ma, fedele alla propria vocazione alla burla, alla follia lucidissima del sistematico rovesciamento di prospettiva, al fascino del paradosso elegante, del cinismo squisito, della raffinata autoironia, dell’umorismo puntuto e irresistibilmente scorretto, trasforma questo suo delicato omaggio alla stagione perduta della giovinezza e della libertà (quella dei primissimi anni settanta) in un noir meravigliosamente sconclusionato, dove si rincorrono eccessi, dove ogni trama è disegnata nei contorni morbidi, imprecisati e potenzialmente universali del sogno e i personaggi che la vivono e interpretano sfoggiano una contagiosa improbabilità che li rende miracolosamente adatti al puntuale verificarsi dell’assurdo.


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Il tempo non cancella niente

Recensione di “Un corpo nel lago” di Arnaldur Indridason

 
Arnaldur Indridason, Un corpo nel lago, Guanda
Arnaldur Indridason, Un corpo nel lago, Guanda

Una prosa commossa e amara, stretta ai ricordi e bagnata di rimpianto, disillusione e dolore; un presente che nasconde dentro di sé il passato come fosse una colpa e che d’improvviso si libera del rimorso mostrando ferite e cicatrici, esponendo all’incerto giudizio del mondo la propria vergogna: una grigia eredità di sopraffazione e morte. Una confessione, recitata come una preghiera, o balbettata come una richiesta di perdono, che si intreccia a un’indagine, a un caso, al sorprendente ritrovamento di un cadavere sul fondo di un lago islandese che, per imprecisate ragioni, si sta prosciugando.


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Sull’isola di Lewis, tra sofferenza e amore

Recensione di “L’uomo di Lewis” di Peter May

 
Peter May, L'uomo di Lewis, Einaudi
Peter May, L’uomo di Lewis, Einaudi

La muta testimonianza della terra, e dell’oceano che la circonda e incessante ne frusta il volto di roccia e sabbia, non si cura dello scorrere del tempo. Immortale e irraggiungibile, la natura assiste all’affannarsi continuo dell’uomo, seppellendone nello sgretolarsi dei secoli ambizioni e amori, sacrifici e delitti, eroismi ed egoismi. Leggi tutto »Sull’isola di Lewis, tra sofferenza e amore