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Cinema

 

I romanzi che hanno conosciuto una seconda vita al cinema. Capolavori letterari che hanno conquistato la Settima Arte.

Vernichtungslager

Recensione di “La lista di Schindler” di Thomas Keneally

Thomas Keneally, La lista di Schindler, Fassinelli

Thomas Keneally, La lista di Schindler, Frassinelli

“Schindler scoprì attraverso le sue fonti che le camere a gas di Belzec erano state completate nel marzo di quell’anno sotto la supervisione di una ditta di Amburgo e di ingegneri delle SS provenienti da Oranienburg. Stando alla testimonianza di Bachner, le camere a gas potevano sostenere tremila uccisioni giornaliere. Erano in fase di costruzione dei forni crematori, per timore che gli antiquati sistemi di eliminazione dei cadaveri ponessero un freno ai nuovi metodi di sterminio.


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La notte del massacro

Recensione di “Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee

Edward Albee, Chi ha paura di Virginia Woolf?, Einaudi

Edward Albee, Chi ha paura di Virginia Woolf?, Einaudi

«A sei anni decisi di diventare uno scrittore, e cominciai con delle poesie. Pensavo che scrivere fosse molto più semplice che lavorare – ora so che è il contrario. A ventisei anni mi accorsi che i miei versi erano sì migliorati, ma non tanto da potermi considerare un poeta. A quindici avevo già scritto il mio primo romanzo, a diciassette il secondo: credo che si possano considerare i due peggiori che siano mai stati prodotti in America.Leggi tutto »La notte del massacro

“Perché noi portiamo il fuoco”

Recensione de “La strada” di Cormac McCarthy

Cormac McCarthy, La strada, Einaudi

Cormac McCarthy, La strada, Einaudi

Che cosa resta all’uomo quando a morire è il mondo? Che cosa resta di un uomo, di tutti gli uomini, quando ogni altro esistere si è spento? Che cosa significa aprire gli occhi, respirare, lottare in uno scenario di cenere e polvere assalito dal buio, frustato dal gelo, spazzato d’aghi di pioggia? Che senso hanno un padre e un figlio, e l’amore incondizionato che lega l’uno all’altro, in un terra derubata di compassione, strappata alla vita, selvaggia, regredita a una primordiale condizione di ferinità?


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Muti palpiti d’infelicità

Recensione di “Quel che resta del giorno” di Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno, Einaudi

Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno, Einaudi

Come il palpitare della vita percepito attraverso un grembo materno. Come il brulicare operoso, infaticabile, di insetti e formiche nella calda semioscurità dei loro nidi. Come l’erompere, il divampare delle forze primordiali della terra che il silenzio del mondo accoglie in sé. Come tutto ciò che, inespresso a parole, è costretto alla marginalità nervosa di un gesto, di uno sguardo, di un sorriso trattenuto, di una lacrima ricacciata in gola a forza.


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Una tenace resistenza

Recensione di “Il mastino dei Baskerville” di Arthur Conan Doyle

Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville, Newton Compton

Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville, Newton Compton

“Arthur Conan Doyle sapeva come «fare paura» scrivendo. Lo aveva dimostrato nei suoi racconti del terrore, e con lo stesso stile si dedicò a Sherlock Holmes, per creare tensione, ansia, angoscia. Il mastino dei Baskerville, del resto, è «anche» un romanzo dell’orrore. Forse la modernità del Mastino, che ha permesso a questo libro di mantenere intatta la sua carica e la sua capacità di suscitare brividi, sta proprio nell’essere situato in un’interzona tra reale e fantastico […].


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L’inconfondibile impronta di Smilla

Recensione de “Il senso di Smilla per la neve” di Peter Høeg

Peter Hoeg, Il senso di Smilla per la neve, Mondadori

Peter Hoeg, Il senso di Smilla per la neve, Mondadori

Nascere in una storia e sopravviverle. Essere il centro di un racconto ed esistere al di là di esso. Far parte di una serie di eventi e nello stesso tempo trascenderli, procedere oltre, perdurare nel tempo. Un nobile destino letterario (o se si vuole una preziosa forma d’eternità) toccato a un pugno di indimenticabili personaggi, magistrali creazioni dei grandi romanzieri d’ogni tempo:Leggi tutto »L’inconfondibile impronta di Smilla

Il lutto delle virtù infrante

Recensione di “Il colonnello Chabert” di Honoré de Balzac

Honoré de Balzac, Il colonnello Chabert, Newton Compton

Honoré de Balzac, Il colonnello Chabert, Newton Compton

“Sapete voi […] che esistono al mondo tre tipi di uomini, il prete, il medico ed il magistrato i quali non possono nutrire molta stima per il prossimo? Forse per questo, vestono di nero: portano il lutto di tutte le virtù, di tutte le illusioni infrante. Ma il più sventurato è l’avvocato. Quando ci si rivolge al sacerdote è perché ci comanda il pentimento, il rimorso, la fede che riscalda ed eleva il sentimento; il sacerdote trova nella sua missione una gioia intima: egli purifica, assolve, riconcilia.


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Uccidi il padre e la madre

Recensione di “Sheltered. Prima dell’Apocalisse” di Ed Brisson, Johnnie Christmas e Shari Chankhamma

Ed Brisson, Johnnie Christmas, Shelterd (volume 1), saldaPress

Ed Brisson, Johnnie Christmas, Shelterd (volume 1), saldaPress

Ancora una volta, e con immenso piacere, lascio questo spazio all’amico Antonio Marangi, grande esperto di letteratura disegnata nonché creatore e “vivacissimo primo motore” della rivista digitale a fumetti e sui fumetti Sbam! Comics (è scaricabile gratuitamente; nel caso foste interessati a dargli un’occhiata, la trovate qui. Esiste anche un gruppo su Facebook, questo l’indirizzo). A questo punto non mi resta altro da fare che augurare buona lettura a tutti voi; spero che la recensione di Antonio vi incuriosisca e vi piaccia quanto ha incuriosito ed è piaciuta a me.


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L’uomo meccanico e il creatore di sogni

Recensione di “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian Selznick

Brian Selznick, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, Mondadori

Brian Selznick, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, Mondadori

La fantasia, l’immaginazione; la precisione, l’esattezza; l’amore, la solitudine; il ricordo, il rimpianto. E l’universo delle parole e delle immagini che tutto contiene, il simile come l’opposto, e la suggestione del passato, della storia, di una stagione della vita colma di entusiasmo e gioia, che si intreccia con il sogno, il desiderio, la speranza. Sullo sfondo, una città addormentata e indifferente, assediata dall’inverno, ridotta al silenzio dalla gelida carezza della neve, che solo nel chiuso della stazione ferroviaria brulica di voci, di pensieri, di segreti.

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Robert Neville, l’ultimo uomo

Recensione di “Io sono leggenda” di Richard Matheson

 
Richard Matheson, Io sono leggenda, Fanucci Editore

Richard Matheson, Io sono leggenda, Fanucci Editore

Il giungere della sera calcolato per approssimazione, guardando il cielo; la cura quotidiana di sé affidata a una pianificazione severa fatta di precisi doveri da assolvere; la propria casa trasformata in roccaforte inespugnabile, divenuta teatro di una guerra di resistenza che è memoria di una normalità perduta per sempre. E ovunque, al di là di quelle finestre sbarrate, una sterminata legione di vampiri, l’umanità intera mutata in incubo a causa di un batterio, la nuova genia di un mondo ormai al crepuscolo che stringe d’assedio l’ultimo uomo rimasto sulla terra: il clandestino Robert Neville.


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