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Giustizia

Il sommesso, tenace canto di quel che è giusto

Recensione di “Memed il falco” di Yashar Kemal

Yashar Kemal, Memed il falco, Giovanni Tranchida Editore

Una storia d’amore. Un racconto d’avventura. Un romanzo di formazione. Un rincorrersi d’emozioni in paesaggi da sogno e luoghi d’incubo. Una vicenda d’eroismo, giustizia, coraggio giocata sul filo sottilissimo della lealtà, della purezza dei sentimenti, di un’onestà profonda, solida come la terra. Tutto questo è Memed il falco, uno dei lavori più noti dello scrittore turco di origini curde Yashar Kemal, in Italia pubblicato da Giovanni Tranchida Editore nella traduzione di Antonella Passaro.
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La vanità di un dio demente

Recensione de “Il processo” di Franz Kafka

Franz Kafka, Il processo, Rizzoli

Franz Kafka, Il processo, Rizzoli

 

Come in una disputa medievale sugli universali, nella quale la battaglia tra opposti pensieri rappresentava la via per giungere a Dio, i temi della colpa, dell’innocenza, della giustizia, del suo manifestarsi e del suo operare – temi che toccano l’essenza stessa dell’esistere, e nel loro comprendere ogni uomo, il suo senso e il suo destino, penetrano nei labirinti della metafisica – stanno a fondamento de Il processo di Franz Kafka, romanzo inquietante, illusorio (come lo sono un ragionare febbrile, un calcolo ripetuto all’infinito, una deduzione inceppata nel proprio meccanismo logico), allegorico, enigmatico, allo stesso tempo inafferrabile e possente, reale al punto da risultare soffocante eppure evanescente come un sogno, o per meglio dire come un incubo.

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Un geniale “scettico del crimine”

Recensione de “Il giudice e il suo boia” di Friedrich Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli

Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli

È il legame, indissolubile e tuttavia non necessario, tra carnefice e vittima (e insieme a esso la relazione, che dal punto di vista della pura teoria dovrebbe essere di causa ed effetto, tra delitto e castigo) il fondamento dei polizieschi di Friedrich Dürrenmatt, uno dei massimi esponenti della letteratura novecentesca e a mio avviso il più grande giallista di sempre (di lui ho già scritto più volte in questo blog); più che al crimine e ai suoi moventi, infatti, lo scrittore svizzero si interessa all’assassinio, al fatto di sangue, da un punto di vista filosofico, metafisico quasi, considerandolo un’aperta sfida all’ordine, alla razionalità e dunque alla comprensibilità (ancorché imperfetta, lacunosa) del mondo.Leggi tutto »Un geniale “scettico del crimine”

Un fremito tra le scapole

Recensione di “Casa desolata” di Charles Dickens

recensione Charles Dickens, Casa desolata, Einaudi

Charles Dickens, Casa desolata, Einaudi

“Ciò che dobbiamo fare, leggendo Casa desolata (Bleak House), è rilassarci e lasciare che sia la spina dorsale a prendere il sopravvento. Benché si legga con la mente, la sede del piacere artistico è tra le scapole. Quel piccolo brivido che sentiamo lì dietro è certamente la forma più alta di emozione che l’umanità abbia raggiunto sviluppando la pura arte e la pura scienza.


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Oggetto della letteratura è la conoscenza dell’essere umano

Recensione de “La testa perduta di Damasceno Monteiro” di Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi, La testa perduta di Damasceno, Monteiro, Feltrinelli

Antonio Tabucchi, La testa perduta di Damasceno, Monteiro, Feltrinelli

È possibile che la verità sia anche una questione di stile, che la forma abbia un legame essenziale con la sostanza, che la filosofia, oltre a quello della chiarezza, abbia il dovere, squisitamente letterario, della fascinazione, e che allo stesso modo ogni altra forma scrittura, dalla cronaca giornalistica al dettato di una sentenza, debba possedere la qualità indispensabile della leggibilità; in una parola, che tocchi alla bellezza il compito improbo di provare a spazzare via le tenebre della menzogna, dell’ignoranza e della violenza.


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La giustizia degli uomini non è mai innocente

Recensione di “giustizia” di Friedrich Dürrenmatt

Friedrch Durrenmatt, Giustizia, Adelphi

Friedrch Dürrenmatt, Giustizia, Adelphi

Un giallo filosofico, un thriller psicologico, una partita a scacchi, un perverso gioco di specchi, una riflessione grottesca e amara sulla giustizia, sul suo senso e sulla sua applicazione. A partire dal titolo – Giustizia, che al lettore suona come una pretesa insistita, ostinata, non tanto che si faccia giustizia, ma che si dia giustizia, che possa esserci, cioè, un argine al disordine, alla morte, all’abisso etico dell’uomo – questo splendido (e labirintico) romanzo di Friedrich Dürrenmatt, non la più famosa delle sue opere ma di certo una delle più felici, è un sfida: al raziocinio, alla morale, all’organizzazione sociale di cui ciascuno di noi fa parte e nella quale, pur tra luci e ombre, si riconosce, e alle sue regole.


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