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Cosa fa rima con omicidio?

recensione - agatha christie - polvere negli occhiUna filastrocca. Come nel bellissimo e terrificante Dieci piccoli indiani (il secondo aggettivo riflette

quanto provato da chi scrive durante la lettura del romanzo, in special modo delle agghiaccianti rime con protagonisti i dieci poveri negretti), anche al cuore di Polvere negli occhi (Mondadori, traduzione di Grazia Griffini; vale la pena notare in questo caso che il titolo originale, A Pocket full of Rye, avrebbe potuto benissimo essere mantenuto, considerato anche il fatto non marginale che della segale viene trovata nella tasca della giacca dell’uomo assassinato con cui la storia si apre, ma è comunque scelta felice quella del nuovo titolo perché è proprio polvere ciò che Agatha Christie getta negli occhi del lettore e del protagonista del suo lavoro, il pur esperto e scaltro ispettore Neele, seminando a più riprese false piste allo scopo – riuscitissimo, va detto – di ingenerare altrettanto falsi sospetti) c’è l’innocuo cantilenare di una storia per bambini: Canta una canzone da sei soldi, una tasca piena di segale/Ventiquattro merli chiusi dentro una focaccia/Quando la focaccia è stata tagliata/I merli si sono messi a cantare/Non era degno di un re un piatto così pregiato?/Il re stava nella stanza del tesoro/A contare le sue monete/La regina era in salotto/A mangiare pane e miele/La servetta era in giardino a stendere il bucato/Quando è arrivato un uccellino/A beccarle via il nasino. Una filastrocca si diceva, nella quale tutti i delitti, ben tre, che costellano l’opera della grande scrittrice inglese (quest’anno, è bene ricordarlo, cade il cinquantesimo anniversario della morte) sono evidenziati come meglio non si potrebbe: un re, il signor Fortescue, il cui nome è Rex, ucciso da un veleno davvero particolare, la tassina; la regina, la giovane moglie di Fortescue, uomo d’affari ricchissimo ma dall’attività assai opaca, stroncata sul divano del suo splendido salotto da un veleno d’altro genere, disciolto nella tazza di the che stava sorseggiando accompagnandola con dei panini al miele; infine una giovane cameriera, ritrovata in giardino, strangolata e con una molletta a stringerle il naso, una beffa, un insulto al cadavere forse, o forse un gesto necessario affinché quel che la filastrocca dice venga rispettato quasi alla lettera. Del resto, non è forse tra quelle poche righe che si celano i moventi degli omicidi e le modalità delle loro esecuzioni? Non v’è dubbio che quella storiella di merli, sovrani, monete e servette abbia molto a che fare con la catena di decessi sulla quale l’ispettore Neele è chiamato a fare luce, ma fino a che punto? E fino a che punto invece è una falsa pista? Dov’è la verità? A chi appartene la mano che ha ucciso? A Percvival Fortescue forse, figlio di Rex, suo braccio destro, all’apparenza il maggior favorito dalla scomparsa, in un brevissimo lasso di tempo, di padre e madre? O al fratello Lancelot, da anni allontanatosi dalla famiglia e improvvisamente tornato a casa (con moglie al seguito), a quanto pare richiamato da una lettera del padre? Oppure ancora alla moglie di Percival, ex infermiera che con il matrimonio ha certamente trovato l’agiatezza ma non la felicità? E che dire della governante, tanto efficiente quanto impenetrabile, che sembra avere molto da nascondere anche se pare non esserci modo di dimostrare un suo coinvolgimento in nessuno dei tragici eventi che dilaniano la famiglia Fortescue? O forse la soluzione di tutti questi misteri è da ricercare nel passato di Fortescue, in un suo tradimento perpetrato in terra d’Africa per il quale qualcuno ha giurato vendetta?

Per fortuna di Neele in suo aiuto giunge uno dei personaggi più celebri creati da Agatha Christie, miss Jane Marple dal tranquillo e sonnolento borgo di St, Mary Mead; richiamata sul luogo del triplice assassinio dal fatto di conoscere l’ultima vittima, la cameriera, che lei stessa aveva istruito e avviato al mestiere, l’anziana signora dall’incomparabile fiuto si mette immediatamente al lavoro facendo quel che nessun investigatore, per quanto esperto, è in grado d fare meglio di lei; parlando con tutte le persone coinvolte e soprattutto facendole parlare, lasciandole dire, tra una conversazione di nessuna importanza e qualche domanda astutamente formulata, cose piccole, a volte piccolissime, che poco alla volta vanno a comporre un quadro dei fatti che per quanto sembri improbabile è tuttavia il solo in grado di spiegare tutti i fatti e persino di dar ragione della filastrocca, del suo contenuto e del suo utilizzo – “L’assassino – ripeté l’ispettore. – Bene, e adesso Miss Marple, sentiamo un po’ quali sono le vostre ipotesi a proposito dell’assassino. Chi è stato? Non sarà una sorpresa per voi – disse Miss Marple. – No, affatto. Perché vedrete che, non appena vi avrò detto chi è o, piuttosto, di chi credo si tratti… (è sempre meglio essere prudenti, non vi pare?)… comprenderete che è proprio il tipo capace di commettere assassinii come questi. Sano di mente, brillante, e assolutamente privo di scrupoli. Come è logico, l’ha fatto per i soldi; anzi, con ogni probabilità, per molti soldi”.

Non è per caso che i romanzi gialli di Agatha Christie siano considerati dei classici; la loro felice formula è più che collaudata e la loro lettura, se non riserva particolari sorprese, assicura un gran piacere e non manca mai di affascinare. Perché, proprio come gli indizi che così magistralmente semina in ognuno, essi infallibilmente sorprendono. Non si conosce mai abbastanza nulla, ecco quel che ci dice, romanzo dopo romanzo, Agatha Christie, neppure ciò che si pensa, probabilmente a ragione, di conoscere a fondo. Specialmente se questo qualcosa ha a che fare con il delitto.

Eccovi l’incipit. Buona lettura.

Stavolta era il turno della signorina Somers: toccava a lei preparare il tè.

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