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Recensioni

Recensioni di libri a cura de “Il Consigliere Letterario”, Paolo Vitaliano Pizzato.

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Mahfuz, poeta della realtà

Recensione di “Tra i due palazzi” di Naghib Mahfuz

Naghib Mahfuz, Tra i due palazzi, Pironti

Naghib Mahfuz, Tra i due palazzi, Pironti

C’è qualcosa di sorprendentemente poetico nel realismo del grande scrittore egiziano Naghib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura nel 1988. La sua prosa, pur essendo ricordo, analisi, resoconto, descrive tutto con puntualità e precisione ma senza aridità, e con magistrale naturalezza penetra fin dentro al cuore delle cose, svelandone l’essenza.


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La storia, lungo il fiume

Recensione di “Il mulino del Po” di Riccardo Bacchelli

 

Riccardo Bacchelli, Il mulino del Po, Mondadori

Riccardo Bacchelli, Il mulino del Po, Mondadori

Romanzo storico e saga familiare, Il mulino del Po, capolavoro di Riccardo Bacchelli, è un grandioso affresco, di raro splendore letterario, che, nell’arco di poco più di un secolo che va dalla fine del dominio napoleonico allo scoppio del primo conflitto mondiale, racconta le vicende di quattro generazioni di una famiglia di mugnai, gli Scacerni.


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L’amore confinato in un ghetto

Recensione di “Il pozzo della solitudine” di Radclyffe Hall

recensione - Marguerite Radclyffe Hall, Il pozzo della solitudine

Marguerite Radclyffe Hall, Il pozzo della solitudine

 

Sceglie l’elegante veste del romanzo Marguerite Radclyffe Hall (che fin da giovane rinunciò al proprio nome di battesimo e si fece chiamare John) per raccontare, ne Il pozzo della solitudine, il suo lavoro più noto e discusso, pubblicato nel 1928, una dolente storia di emarginazione e sacrificio: quella di Stephen Gordon – con ogni probabilità alter ego dell’autrice – figlia omosessuale di una coppia di aristocratici inglesi.


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Thomas Mann, scienziato e filosofo della vita

Recensione di “La montagna incantata” di Thomas Mann

Thomas Mann, La montagna incantata, Corbaccio

Thomas Mann, La montagna incantata, Corbaccio

Si fonda sul paradosso “La montagna incantata” di Thomas Mann, uno dei grandi romanzi della storia della letteratura. Un paradosso che sembra avere il proprio centro di gravità nel protagonista del romanzo, il giovane ingegnere Hans Castorp, ma che fin dalle prime pagine si svela nel complessivo disegno dell’opera. Guardando all’uomo nella sua unità di corpo e spirito, Mann compie una scelta ardita: racchiude nel particolarissimo microcosmo di un sanatorio per tubercolotici l’intera esperienza di vita di un singolo.

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Il dono di Alce Nero

Recensione di “Alce Nero parla” di John J. Neihardt

John G. Neihardt, Alce Nero parla, Adelphi

John G. Neihardt, Alce Nero parla, Adelphi

Rimase ancora in silenzio qualche minuto; poi disse qualcosa a un suo nipotino, che era seduto vicino a noi, e il ragazzo si diresse di corsa verso una capanna di tronchi in cima al colle. Ritornò con un ornamento sacro, il quale, come poi venni a sapere, era appartenuto al padre di Alce Nero (anche lui stregone), e per molti anni padre e figlio se ne erano serviti nelle loro cerimonie sacre.


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Il mestiere di vivere. Secondo Goncarov

Recensione di “Oblomov” di Ivan Goncarov

 

Ivan Goncarov, Oblomov, Rizzoli

Ivan Goncarov, Oblomov, Rizzoli

Difficile trovare, nell’intera storia della letteratura, un personaggio simile a Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo di Ivan Goncarov. Descritto, proprio all’inizio del libro, come “un uomo di circa trentadue anni, di media statura, di aspetto piacente, con gli occhi di un grigio scuro”, Oblomov non ha particolarità fisiche evidenti; a spiccare, invece, è il suo carattere, il suo modo di vedere il mondo, che Goncarov, con grande acutezza, presenta al lettore immediatamente dopo aver disegnato i tratti del volto della sua creatura.


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Un indimenticabile ritratto di signora

Recensione di “Tess D’Urberville” di Thomas Hardy

Thoms Hardy, Tess dei D'Urberville

Thomas Hardy, Tess dei D’Urberville

L’umanesimo di Thomas Hardy ha la potenza distruttiva della verità. Nella sua opera non c’è spazio per la speranza, né per il sogno, né per qualsiasi altro sentimento che si limiti all’inerzia del desiderio. La sua visione del mondo è immediata, priva di sovrastrutture; non si richiama in alcun modo all’inesplicabile (sia esso il destino oppure Dio, che con imperscrutabile volontà governa il mondo), ma rimane confinata a quella che i filosofi chiamano “conoscenza sensibile”, a ciò che vediamo, tocchiamo, di cui possiamo fare concreta esperienza.


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Al crocevia di un’epoca

Recensione di “Quello era l’anno” di Dennis Lehane

Dennis Lehane, Quello era l'anno, Piemme

Dennis Lehane, Quello era l’anno, Piemme

Boston, 1918. È qui che Dennis Lehane ambienta Quello era l’anno, con ogni probabilità il suo lavoro più ambizioso. Un affresco corale di notevolissimo spessore, che unisce – nell’ampio respiro del romanzo storico, cadenzato da un magistrale ritmo narrativo – un tumultuoso concatenarsi di eventi alla profondità e all’incisività del dramma (sociale e individuale). 


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Dentro la storia. E oltre

Recensione di “Guerra e Pace” di Lev N. Tolstoj

Lev Tolstoj, Guerra e Pace, Rizzoli

Lev Tolstoj, Guerra e Pace, Rizzoli

La letteratura, per Tolstoj, è riflessione, analisi, ricerca. Filtro delle esperienze personali, delle convinzioni, della ricchezza e della complessità del mondo interiore dell’autore, la parola scritta ha il compito – o meglio, la responsabilità – di sistematizzare tutto questo materiale, per certi versi in continua evoluzione, dargli precisi confini (coincidenti con i temi delle varie opere) ed esporlo al vaglio del lettore.


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I milanesi ammazzano (non solo il sabato)

Recensione di “Venere privata” di Giorgio Scerbanenco

 

recensione Venere Privata di Giorgio Scerbanenco

Giorgio Scerbanenco, Venere Privata

 

Duca Lamberti è un medico. Ed è anche un ex galeotto. Ha scontato tre anni di reclusione (ed è stato radiato dall’albo di categoria) per aver aiutato a morire una malata terminale. Ha violato la legge; ha osato smascherare l’ipocrisia perbenista della norma, che tollera qualsiasi cosa, purché compiuta nel perfetto silenzio e nel totale anonimato, ma non può accettare né sopportare chi, alla luce del sole e armato soltanto della propria coerenza, è pronto ad assumersi, per intero, la responsabilità delle proprie scelte.


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