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Un meditabondo Mangiafuoco

Recensione di “La ballerina del Gai-Moulin” di Georges Simenon

Georges Simenon, La ballerina del Gai-Moulin, Adelphi

Georges Simenon, La ballerina del Gai-Moulin, Adelphi

Un’atmosfera greve, densa d’infelicità e povertà, satura di sogni infranti. Il respiro corto di chi è costretto a inseguire la vita, a implorarne la misericordia, gli occhi gonfi di pianto e il cuore in tumulto di un innamorato respinto; l’ansia di riscatto consumata in un’attesa che sembra non finire mai, in un domani architettato come il più perfetto dei piani ma condannato a non vedere la luce. Ovunque un destino condiviso di sconfitta, il sapore metallico del fallimento, l’odore dolciastro dell’umiliazione.


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La morte inaspettata

Recensione di “I diabolici” di Thomas Narcejac

Pierre Boileau, Thomas Narcejac, I diabolici, Adelphi

Pierre Boileau, Thomas Narcejac, I diabolici, Adelphi

Un delitto perfetto. Un piano infallibile. Una vittima ignara. Due assassini determinati, lucidi, efficienti. Una trappola mortale pronta a scattare. Nessuna possibilità d’errore, nessuna incertezza, nessun ostacolo. Un crimine studiato in ogni particolare, solido, inattaccabile, razionale, compiuto esattamente nel modo in cui è stato concepito, che obbedisce docile alla logica che lo ha plasmato, che risponde ai comandi come una macchina, così lineare da parere quasi rassicurante.


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L’edera folta dei rimpianti e dei rimorsi

Recensione di “L’uomo degli scacchi” di Peter May

Peter May, L'uomo degli scacchi. Einaudi

Peter May, L’uomo degli scacchi. Einaudi

Il cerchio si chiude e il dolore trova un perché, la flebile luce di una spiegazione che non ha il potere di colmare un vuoto né la forza di offrire conforto e tuttavia racconta una storia, unisce un principio a una conclusione, rimette al loro posto tutte le tessere di un tragico puzzle. Il cerchio si chiude, una stagione tramonta, e la vita, al di là degli anni irrimediabilmente perduti, folti d’edera di rimpianti e rimorsi, torna in folate di vento a reclamare il proprio indispensabile nutrimento di desiderio, speranza, felicità, a sognare seconde occasioni, a immaginare altre scelte, altre strade, possibilità mancate per un soffio. Leggi tutto »L’edera folta dei rimpianti e dei rimorsi

Benvenuto a Dallas

Recensione di “Libra” di Don DeLillo

Don DeLillo, “Libra”, Einaudi

Tra il particolare e l’universale, nella vita di uno solo e nell’esistenza di tutti, in quello spazio – che non ha nulla di fisico e che tuttavia esiste – capace di rendere una cosa sola “il mondo personale di un individuo e il mondo in generale”. Qui, in una dimensione che è allo stesso tempo metafisica e terribilmente reale, Don DeLillo radica Libra, uno dei suoi romanzi più intensi, brutali e labirintici; una storia che è insieme un tentativo di ricostruzione dell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, una biografia del suo “assassino” Lee Harvey Oswald, una rivelazione del complotto ordito ai danni del presidente americano (e di cui Oswald non è che il capro espiatorio) e il racconto di quel che sarebbe potuto accadere, dei fatti come avrebbero potuto essere se non fossero andati in tutt’altro modo.


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L’universo puro e feroce del mito

Recensione di “Edipo re” di Sofocle

Sofocle, Edipo re, Garzanti

Sofocle, Edipo re, Garzanti

Di fronte agli inappellabili decreti del fato, la libertà dell’uomo non è che un fardello, il disperato piangere del neonato che con tutte le sue forze chiede di essere nutrito, rivendica il suo diritto a esistere, ma che può vivere solo per volontà altrui. L’oscurità e l’ignoto, materia dei suoi giorni, condannano all’impotenza, alla sterilità la sua volontà, le sue deliberazioni, ogni suo sforzo.


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Barney Panofsky o Mordecai Richler?

Recensione di “La versione di Barney” di Mordecai Richler

 
Mordechai Richler, La versione di Barney, Adelphi

Mordecai Richler, La versione di Barney, Adelphi

Che nei fatti l’autobiografia di Barney Panofsky sia, in tutto o in parte, la biografia dello scrittore canadese Mordecai Richler importa poco. Conta, invece, e parecchio, capire quanto siano sovrapponibili nella prosa, nello stile e nel respiro narrativo l’autore de La versione di Barney (pubblicato nel 1997 e diventato un successo internazionale nel 2001 anche, se non soprattutto, a causa della morte di Richler) e il suo personaggio.


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Un geniale “scettico del crimine”

Recensione de “Il giudice e il suo boia” di Friedrich Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli

Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli

È il legame, indissolubile e tuttavia non necessario, tra carnefice e vittima (e insieme a esso la relazione, che dal punto di vista della pura teoria dovrebbe essere di causa ed effetto, tra delitto e castigo) il fondamento dei polizieschi di Friedrich Dürrenmatt, uno dei massimi esponenti della letteratura novecentesca e a mio avviso il più grande giallista di sempre (di lui ho già scritto più volte in questo blog); più che al crimine e ai suoi moventi, infatti, lo scrittore svizzero si interessa all’assassinio, al fatto di sangue, da un punto di vista filosofico, metafisico quasi, considerandolo un’aperta sfida all’ordine, alla razionalità e dunque alla comprensibilità (ancorché imperfetta, lacunosa) del mondo.Leggi tutto »Un geniale “scettico del crimine”

Lo uccisi perché era di Vinaroz

Recensione di “Delitti esemplari” di Max Aub

 
Max Aub, Delitti esemplari, Sellerio

Max Aub, Delitti esemplari, Sellerio

Immaginate un assassinio. E chiedetevi quale movente, per un tale atto, sia più naturale, universale, comprensibile e condivisibile (squisitamente in via di principio, s’intende) del puro odio, di quell’accesso di violenza cieca, e rabbia, e furore, e desiderio di annientamento che alberga in ciascuno di noi, che silenzioso pulsa nei più inviolabili recessi del nostro cuore infiammando pensieri e nutrendo le più oscure fantasie. Uccidere dunque. Semplicemente.Leggi tutto »Lo uccisi perché era di Vinaroz

Dove perfino i carnefici finiscono per essere vittime

Recensione di “La morte non dimentica” di Dennis Lehane

Dennis Lehane, La morte non dimentica, Piemme

Un romanzo giallo che ha lo spessore di una tragedia greca; il destino di un uomo che, simile a quello d’Edipo, porta in sé un’inevitabile sciagura; una colpa terribile (la reiterata violenza sessuale su un ragazzino) che distrugge una vita e, come la peggiore delle maledizioni, ne sconvolge irrimediabilmente altre fino a farsi eredità d’incubo.

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La filosofia lucidissima e incoerente di un romanziere

Recensione di “I fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij

Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Mondadori

Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Mondadori

Simboli dell’uomo, della sua miseria come della sua grandezza; incarnazioni, o per dir meglio momenti, dell’eterno conflitto tra bene e male; maschere tragiche e grottesche delle forze sociali, intellettuali e spirituali che agitavano la Russia di fine XIX secolo, i componenti della famiglia Karamazov (il padre Fedor, i figli Dmitrij, Ivan e Aleksej e l’illegittimo Smerdjakov), protagonisti de I fratelli Karamazov, l’ultimo e più ambizioso romanzo di Dostoevskij, sono soprattutto la più limpida rappresentazione dell’anima dell’autore, lo specchio delle sue lacerazioni.


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