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Recensioni

Recensioni di libri a cura de “Il Consigliere Letterario”, Paolo Vitaliano Pizzato.

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Molto più di un secolo

Recensione di “L’Italia nel Novecento” di Miguel Gotor

Miguel Gotor, L’Italia nel Novecento, Einaudi

Una storia d’Italia. Un quadro politico, economico, sociale e di costume che prende le mosse dagli ultimi anni del XIX secolo – per la precisione dal momento più buio e terribile della guerra d’Abissinia, la battaglia di Adua, che segnò una cocente sconfitta per l’esercito italiano, che fu “non una pugna, ma un macello” – e giunge fino alla rivoluzione tecnologico-digitale nella quale siamo immersi, che ancora una volta, come già tante volte accaduto nel passato di questo Paese, registra vincitori e vinti: i grandi colossi del web da una parte, lo sterminato esercito di “consumatori” della Rete, in grande maggioranza ignari della tragica marginalità del loro ruolo dall’altra.Leggi tutto »Molto più di un secolo

Fu guerra civile

Recensione di “La bella Resistenza” di Biagio Goldstein Bolocan

Biagio Goldstein Bolocan, La bella Resistenza, Feltrinelli

“Nella memoria e nella retorica di chi la Resistenza l’ha combattuta davvero, di chi ha visto cadere i propri compagni di lotta, la guerra del 1943-1945 è stata una guerra di liberazione nazionale contro l’invasore tedesco e il suo complice fascista, traditore della patria; è stata il sacrificio di un intero popolo che lavava l’onta e la vergogna della dittatura, combattendo a fianco degli Alleati la lotta finale contro la barbarie nazifascista.Leggi tutto »Fu guerra civile

Si poteva anche chiamare così

Recensione di “Chiamalo sonno” di Henry Roth

Henry Roth, Chiamalo sonno, Garzanti

“I termini del caso ‘Henry Roth’ – uno dei casi letterari più sconcertanti del Novecento americano – sono presto detti, Nel 1934, quando fu pubblicato Call It Sleep, il nome di Roth era ignoto a tutti se non al gruppo di artisti e intellettuali del Village, amici di Eda Lou Walton, insegnante e scrittrice di fama, con la quale Roth conviveva. Subito, il romanzo di questo giovane sconosciuto si trovò al centro di un acceso dibattito: da una parte la critica legata all’estetica del realismo socialista, che rimproverava a Roth di avere ‘sprecato’ la sua esperienza nei ghetti ebraici di New York in un’opera ‘borghese’ nei suoi intendimenti intimistici, in assoluta indifferenza verso le istanze della rivoluzione proletaria; dall’altra, la critica non marxista, la quale inneggiava al romanzo per la sua poesia, per l’approfondimento psicologico, per la complessità della tessitura simbolica.


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Linguaggio, misura delle nostre vite

Recensione di “L’importanza di ogni parola” di Toni Morrison

Toni Morrison, L’importanza di ogni parola, Frassinelli

“[…] Ai fini della prosecuzione del mio discorso, vorrei che concordassimo sul fatto che in tutta l’istruzione che riceviamo, dalle varie scuole, ma anche a casa o per strada o altrove, che derivi dallo studio o dall’esperienza, avviene una sorta di progressione: passiamo dai dati alle informazioni alla conoscenza alla saggezza. Separare una cosa dall’altra, essere capaci di distinguerle, cioè capire le limitazioni e il pericolo derivanti dall’uso dell’una senza le altre, e nel contempo rispettare ciascuna categoria dell’intelligenza, è in genere l’obiettivo di un’istruzione seria.
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Sullo sfondo, la guerra

Recensione di “Stirpe di drago” di Pearl S. Buck

Pearl S. Buck, Stirpe di drago, Mondadori

“Nata a Hillsboro nella Virginia occidentale il 26 giugno 1892 da Absalom Sydenstricker e da Caroline Stulting, Pearl Comfort nell’autunno dello stesso anno è già in viaggio verso la Cina dove i genitori fanno i missionari della chiesa presbiteriana (calvinista). Presso Chin-kiang, una città di 200.000 abitanti sul fiume Yang-Tse essi possiedono un confortevole bungalow. La vita procede senza particolari scosse fino al 1900 quando, con la rivolta dei Boxer, i Sydenstricker sono costretti a riparare precipitosamente a Shangai.
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“Sono Nando… detto Ferdi”

Recensione di “Prosciutto e uova verdi” di Dr. Seuss

Dr. Seuss, Prosciutto e uova verdi, Giunti

Quando possiamo dire, di un cibo, che ci fa impazzire, o al contrario che ci induce a fuggire a gambe levate non appena qualcuno decide di portarlo in tavola? Dopo averlo assaggiato, naturalmente. Dopo aver messo alla prova noi stessi e ciò che è stato preparato e aver compreso, grazie alle sensazioni di piacere o di disgusto da cui siamo stati attraversati, cosa ci piace e cosa, all’opposto, detestiamo. Ma è davvero sempre così? Siamo davvero certi di dare una possibilità a qualsiasi piatto (e con ciò a noi che lo proviamo)?
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Una crudele insensatezza

Recensione di “Il posto” di Annie Ernaux

Annie Ernaux, Il posto, L’Orma

C’è un momento in cui la diversità, che tutti contraddistingue, si fa estraneità? C’è un momento in cui questa semplice caratteristica, questo dato di fatto, diviene la perversione di se stessa, si tramuta in malattia, in qualcosa di odioso, detestabile, in conflitto? Esiste questo momento? È distinguibile da tutto ciò che da esso si origina? Come lo si scopre? Come lo si isola? In che modo lo si studia, lo si analizza, lo si decifra?
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Imperfetti giganti

Recensione di “Colloqui con Marx ed Engels” di Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger, Colloqui con Marx ed Engels, Feltrinelli

1853. Descrizione per un mandato di cattura redatta dalla polizia prussiana. “Descrizione di Karl Marx. Età: 35 anni. Statura: 5 piedi e 10-11 pollici, secondo le misure di Hannover. Corporatura: tarchiata. Capelli: neri, ricciuti. Fronte: ovale. Sopracciglia: nere. Occhi: castani scuri, un po’ miopi. Naso: grosso. Bocca: media. Barba: nera. Mento: rotondo. Volto: abbastanza rotondo. Colorito: sano. Parla tedesco con accento renano, e francese. Segni particolari: a) nel modo di parlare e nei gesti ricorda qualcosa della sua origine ebraica; b) è astuto, freddo e deciso”.
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Cosa avrebbe pensato Shakespeare?

Recensione di “The Nobel Lecture” di Bob Dylan

Bob Dylan, The Nobel Lecture, Feltrinelli

“Il conferimento a Bob Dylan del Premio Nobel per la Letteratura viene annunciato il 13 ottobre 2016. La motivazione è: “Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”. Dylan non commenta la notizia fino al 29 ottobre, quando ne parla in un’intervista che concede al ‘Telegraph’ e nel corso della quale afferma: ‘È straordinario, incredibile. Chi potrebbe mai sognare una cosa del genere?’ […].
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Il romanzo di Danton (e Gabrielle)

Recensione di “Un posto più sicuro” di Hilary Mantel

Hilary Mantel, Un posto più sicuro, Fazi Editore

“Ho cominciato a scrivere romanzi nel 1974. Avevo ventidue anni e ho scelto la Rivoluzione francese perché pensavo che fosse la cosa più sorprendente e interessante accaduta nella storia universale. Quarant’anni dopo sono ancora alla ricerca di un avvenimento che mi susciti maggior sorpresa. Quando oggi andiamo a visitare Versailles, la su agghiacciante grandiosità è rimasta intatta. Le mura, le pareti, trasudano ancora l’alterigia dell’ancien régime.
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